Dimitri Lauwers

6 MIN

Nello sport professionistico la parola d’ordine oggi è specializzazione.

Un allenatore da solo non è più in grado di curare al 100% lo sviluppo e la crescita degli atleti.

Questo perché il livello fisico è talmente cresciuto da aver reso il gioco velocissimo rispetto al passato e ciò richiede una cura del dettaglio pazzesca.

Malgrado la mia formazione come giocatore sia avvenuta principalmente nel ruolo di playmaker sicuramente è nei panni di tiratore e specialista del tiro dalla lunga distanza che mi sono tolto le soddisfazioni maggiori (anche perché ero spesso affiancato a playmaker di ottimo livello che mi rubavano i minuti a disposizione).

Ecco perché il mio scopo principale adesso è insegnare come migliorare la sia la parte tecnica che quella mentale che servono al giocatore di basket per avere consistenza nel gesto tecnico del tiro.

Fare canestro con continuità è infatti un obiettivo complesso da raggiungere anche per i professionisti, e il merito di un tiro che è andato dentro si può dividere quasi equamente tra lati tecnici e lati mentali che lo hanno generato.

Fiducia, fiducia e ancora fiducia.

Ma non fiducia cieca!

Serve avere applicazione giornaliera e una grandissima cura dei dettagli.

Una parabola di pochi gradi più alta o più bassa può stravolgere le percentuali di un tiratore, così come cambiare la posizione delle mani trovando il giusto equilibrio tra “la tecnica perfetta”, quella dei manuali, e le esigenze di comodità per l’atleta, che deve sentire il tiro come suo.

 

La figura professionale dello Shooting Coach è una novità alle nostre latitudini, ma è un ruolo riconosciuto negli Stati Uniti da anni.

Lo Shooting Doctor lo chiamano, e in effetti è un po’ più poetico chiamarlo così.

Sono diverse le squadre NBA che sfruttano l’occasione di avere una persona interamente dedicata all’arte del tiro sempre a disposizione dei giocatori.

24/7


Uno dei più conosciuti si chiama Chip Engelland e lavora da anni ormai nello staff dei San Antonio Spurs.

Tony Parker ha dichiarato in più di un’occasione che è a Coach Chip che deve il suo straordinario miglioramento fatto sul tiro e, avendo giocato diverse volte contro Tony all’inizio della sua carriera in Francia e con la Nazionale, posso assicurarvi che è stato davvero un cambiamento stupefacente.

A inizio carriera veniva battezzato!

Anche perché aveva i razzi sotto i piedi e non volevi vederlo arrivare al ferro.

Ma battezzato proprio!

Da non credere!


Lo shooting coach che mi ha ispirato di più si chiama comunque Dave Hopla e lavora attualmente per i Detroit Pistons.

A 18 anni è venuto a fare un clinic ad Ostenda dove ho iniziato la mia carriera come giocatore, i suoi racconti mi hanno veramente impressionato e sono stati fondamentali per la mia crescita.

Mi ha insegnato indirettamente una ruotine di lavoro quotidiano che poi io ripetevo ossessivamente per ottenere i risultati che volevo sul mio tiro.

Ci ho messo 10 anni ma poi sono anche riuscito a battere il suo record di bombe realizzate in un minuto di tiro non stop.

Il video lo trovate ovviamente su youtube!

Ci sono poi nel mondo NBA alcuni giocatori, tra quelli che fanno del tiro da lontano una parte fondamentale del proprio gioco, che hanno addirittura l’allenatore personale del tiro incorporato all’interno dello staff della squadra.

Steph Curry ha scelto ad esempio Bruce Fraser, detto Coach Q che sulla baia segue le sedute di tiro del miglior tiratore del pianeta ed è responsabile per lo sviluppo individuale dei giocatori.

In Italia, un pò per via delle disponibilità economiche diverse rispetto agli States ma anche per via dell’abitudine a caricare tutte le responsabilità sul capo allenatore, non abbiamo ancora realmente realizzato appieno l’utilità di questa figura.

Secondo me è facilmente paragonabile a quella del preparatore atletico.

La cura in modo così mirato di uno dei dettagli fondamentali del gioco può alla lunga fare la differenza tra vittoria e sconfitta.

Tirare durante la stagione con il 35% o il 38% da tre cambia le prospettive di tutti: giocatori, coaching staff avversari e così via.

In fondo come dicono in America: it’s all about making shots.

Il riscontro con i giocatori è sempre il più positivo perché sono tanti quelli che hanno voglia di migliorare, anche solo per le proprie prospettive individuali.

Non tutti sanno come farlo, ma in tanti sono curiosi rispetto alla possibilità di trovare nuovi metodi di lavoro e condividere le loro esperienza con qualcuno che ha fatto del tiro la sua principale arma in campo, e argomento di studio fuori.


Ho risposto presente all’invito del primo assistente di Steve Kerr, Ron Adams, per assistere alla prima parte della preparazione dei Golden State Warriors che inizia il 23 settembre, prima della loro partenza per la Cina.

Ho approfittato di questo viaggio anche per visitare le strutture dei Clippers a LA e fare alcuni test con il Gallo. Ho potuto constatare che il suo processo di recupero sta andando alla grande e credo che con un programma specializzato di lavoro sul tiro ci potrebbe far vedere ulteriori suoi miglioramenti in questo fondamentale.

In più ci sarà anche il debutto di Teodosic che lo metterà certamente in ritmo con continuità.

Dipenderà molto dal record della franchigia, e l’ovest è difficilissimo, ma penso che il Gallo abbia i mezzi per diventare All Star quest’anno.


Spero di potervi riscrivere un po’ di nuove esperienze vissute sia su questo portale che sul portale del Dr. Swish dove si trovano esercizi e dritte per migliorare il tiro per gli appassionati della palla a spicchi di tutti i livelli.

DIMITRI LauwersI / CONTRIBUTOR

DIMITRI LauwersI

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