Mattia lualdi

Mattia Lualdi

10 MIN

Svalutazione, recupero funzionale e prestazioni in ambito sportivo
Un nuovo punto di vista alla luce delle Leggi Biologiche
Cosa ci permette VERAMENTE di poter esprimere tutto il nostro potenziale?

Praticamente tutto quello che ci circonda viene percepito come alternanza ciclica: notte e giorno, attività e riposo, dolore e benessere, trauma e recupero, passione e appagamento, desiderio e soddisfazione, obiettivo e raggiungimento, allenamento e ricostruzione, preparazione e attuazione…

Di fatto, tutti questi cicli periodici vengono percepiti dal cervello come alternanze e variazioni di frequenze:

• i momenti in cui siamo molto attivi corrispondono a un innalzamento delle frequenze (l’organismo agisce e reagisce più intensamente e velocemente)

• i momenti in cui siamo moto rilassati corrispondono a frequenze più lente, con curve più ampie

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A livello tecnico, la fase di maggior intensità viene definitafase simpaticotonica (perché domina il sistema nervoso simpatico) mentre la fase di maggior rilassamento viene definita fase vagotonica (in cui domina il sistema parasimpatico).

La nostra neurologia è talmente abituata all’elaborazione delle frequenze da riuscire a distinguerle con organi di senso specifici: il cervello, infatti, elabora le frequenze più rapide e intense come luci e colori (con gli occhi, naturalmente), quelle a velocità e intensità medie come suoni (con le orecchie) e infine percepisce le frequenze più lente e profonde come sensazioni (con l’apparato cinestesico).

Viene così facilmente spiegato il frequente fenomeno della sinestesia: frequenze medie che normalmente sono percepite come suoni vengono temporaneamente elaborate dagli occhi, quindi i suoni ascoltati si trasformano istantaneamente in colori, oppure frequenze acute che di norma sono percepite come colori vengono invece elaborate dal tatto e quindi proviamo sensazioni specifiche (caldo, freddo, dolce, morbido, duro, ecc.) guardando i colori suggestivi di un quadro, di un tramonto, del mare e così via.

Tutto questo ci fa comprendere che il cervello di un atleta percepirà l’intorno temporale di una gara o addirittura di un campionato o della sua intera carriera come un ciclo (o un insieme di cicli) dal funzionamento identico a quello appena esposto e quindi alternerà momenti di grande attività ed energia ad altri caratterizzati da grande bisogno di recupero (spesso accompagnato dalla leggera sensazione di essere spaesati e senza risorse).

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A tutto ci va aggiunta una considerazione fondamentale: noi siamo il risultato dei nostri conflitti; più precisamente, siamo il risultato del modo in cui il nostro organismo ha deciso di superare o gestire i nostri conflitti.

I nostri conflitti (psichici e organici) sono esattamente ci che ci permette di manifestare concretamente le nostre risorse.

Cosa si intende per coflitto? Qualsiasi alterazione del normale andamento esistenziale che porta l’organismo a vivere una fase fortemente simpaticotonica: il desiderio di vincere una partita importante che ci porta ad allenarci meglio, la consapevolezza di poter vincere il campionato che ci porta a dare il meglio in ogni gara, la volontà di ottenere un contratto migliore o di far parte di una squadra importante che ci porta a giocare al massimo del nostro potenziale, l’innamoramento che ci tiene svegli oltre misura per condividere più tempo possibile con la persona che amiamo, la netta sensazione di essere sul punto di scoprire o di imparare una cosa importante che ci fa leggere quel libro in più e ci fa frequentare quel corso in più…

Naturalmente, quando vediamo soddisfatta la nostra volontà di realizzare un determinato risultato (oppure quando ci rendiamo conto che è davvero impossibile farlo e quindi ci mettiamo il cuore in pace) subentra la fase vagotonica di rilassamento e di rallentamento: siamo più fiacchi, più calmi, più affamati, più consapevoli del nostro corpo (riusciamo a percepire dolori o fastidi che prima, in virtù dell’energia e dell’eccitazione della fase simpaticotonica, semplicemente non arrivavano alla nostra attenzione consapevole).

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Proprio perché il cervello elabora l’esistenza come un’alternanza ciclica, dobbiamo imparare a gestire (e a volte solo a rispettare) i tempi e le durate delle fasi vagotoniche.

L’andamento ideale, in teoria, è piuttosto semplice:

1. ci accorgiamo che ci manca qualcosa

2. ci accorgiamo di voler raggiungere un nuovo livello esistenziale, professionale e sociale

3. si attiva un conflitto

4. il nostro organismo entra in fase simpaticotonica

5. la fase simpaticotonica ci permette di accedere a più risorse personali (energia, talento, tenacia) e ci tiene più fisicamente attivi (dormiamo meno e consumiamo più calorie)

6. il nostro impegno e l’accesso a un maggior potenziale ci fanno raggiungere l’obiettivo

7. entriamo in fase vagotonica, ci rilassiamo e ci godiamo un momento di calma e pace interiore.

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Tutto questo, sia ben chiaro, accade a livello organico subconscio, quindi in un istante, quindi al di là dei nostri ragionamenti coscienti sull’opportunità o meno del nuovo obiettivo.

Siccome la teoria è teorica e la vita è pratica, a questo punto dobbiamo considerare una serie di stimolanti alternative alla sequenza ideale appena esposta (che, come avrai intuito, è più unica che rara…)

Alcune persone ripetono elegantemente lo schema prendendo saldamente il controllo del primo punto e stabilendo a tavolino dove indirizzare le proprie risorse: del resto, desiderare significa accorgersi di cosa manca alla propria costellazione esistenziale (http://etimo.it/? term=desiderare&find=Cerca) ed evidentemente queste persone sono ben allenate a stabilire la rotta con sicurezza.

Altre persone ripetono lo schema inconsapevolmente (o abilmente manipolate da altri) fino a quando non si accorgono che qualcosa non va e decidono di cambiare rotta.

La maggior parte delle persone si ritrova con più conflitti attivi contemporaneamente e deve dividere le proprie energie e il proprio tempo su più fronti (quindi ogni tanto qualcosa va meglio e ogni tanto qualcosa va in crisi).

Tante persone non risolvono il conflitto e restano desiderose e iperattive molto a lungo (in effetti, sono quelle che spesso portano grandi risultati).

Ma il vero problema insorge quando la fase simpaticotonica è stata particolarmente lunga o intensa e di conseguenza la fase vagotonica DEVE essere proporzionalmente lunga e/o intensa e le persone NON SE LO PERMETTONO.

Ecco come subentra la svalutazione: non concedendosi il giusto periodo di rilassamento e recupero; in pratica, non possiamo saltare il settimo punto!

Facciamo qualche esempio.

Un giocatore ha una serie di prestazioni esaltanti e porta la squadra a vincere varie partite importanti: tutti (lui compreso) si aspetteranno di poter sfruttare al massimo questo suo “periodo d’oro” e faranno affidamento su di lui (come si suol dire, si batte il ferro finché è caldo). Il giocatore andrà avanti fino a quando avrà l’energia per farlo e considererà inopportuno e perfino scorretto prendersi un momento di riposo; la fase vagotonica viene costantemente rimandata e sappiamo benissimo cosa succede troppo spesso in questi casi: quando la tensione non è più sostenibile, l’organismo cede e capitano infortuni.

In pratica, il ciclo funziona come un pendolo: più sollevo da una parte e più intensamente andrà dall’altra quando lascio andare.

A volte capita che un atleta riesca ad arrivare a giocare per la squadra dei suoi sogni, magari in una categoria superiore, e improvvisamente ha un calo spaventoso nel rendimento e nelle prestazioni: quello che prima gli riusciva talmente bene da portarlo all’attenzione della squadra dei suoi sogni adesso sembra un miraggio e il suo gioco diventa irriconoscibile. Cosa

è successo? Semplicemente, ci che gli ha permesso di arrivare a mettersi in mostra agli occhi della grande squadra era il suo conflitto, il suo desiderio di arrivare lì: il nuovo contratto ha sancito la fine della fase simpaticotonica e l’inizio della fase vagotonica, solo che invece del (biologicamente) meritato riposo il nostro atleta si è ritrovato a dover affrontare un campionato ancora più impegnativo di prima!

Una possibilità molto frequente è quella in cui la fase simpaticotonica non coincide con l’attività in campo: il giocatore è iperattivo ma l’allenatore non lo fa giocare… Dove riverserà tutta la sua energia? Risse, litigi, insulti e così via (e naturalmente, il circolo vizioso è alimentato dal fatto che più è rissoso e meno gioca…)

Un caso particolare di calo del rendimento è dovuto all’insorgere di un conflitto attivo più forte IN UN ALTRO AMBITO: il giocatore si ritrova a essere biologicamente distratto da qualcos'altro e a poco serviranno le raccomandazioni alla concentrazione! Se il suo sistema mente-corpo subconscio sente che c’è qualcosa di più importante (o più urgente) da risolvere semplicemente destinerà le risorse ad altro, con buona pace dell’allenatore.

I veri problemi arrivano quando si entra in circoli viziosi e il giocatore non sa più come uscirne, magari perché tutti attorno a lui si aspettano che lui faccia semplicemente il suo dovere e non si faccia distrarre da cose di secondaria importanza: ma l’organismo non agisce sulla base dell’opportunità, infatti, tutto dipende dal vissuto della persona e da come si sente realmente al livello più profondo di sé! Aggredirlo o metterlo in panchina non farà altro che farlo sentire ancora più solo.

Cosa dovrebbe fare un atleta che si accorga di essere in fase vagotonica?

Ecco un po’ di valide strategie:

• confrontarsi con persone fidate e riconoscere il bisogno di recupero

• evitare risolutamente di temere di perdere le proprie capacità tecniche e atletiche! Questo è un errore molto frequente, che porta atleti che dovrebbero stare a riposo ad allenarsi inutilmente e dannosamente; il cervello è assolutamente in grado di mantenere intatte tutte le capacità sportive ed eventualmente si possono utilizzare metodi di visualizzazione per mantenere attive le capacità tecniche senza danneggiare inutilmente l’organismo

parlare apertamente con allenatore, procuratore e compagni di squadra, in modo da cercare la soluzione comune ideale

• vivere il momento in maniera consapevole, riconoscendo il fatto che se è subentrata la fase vagotonica significa che è stato precedentemente raggiunto un grande risultato (punti 6 e 7 dello schema)

• riflettere attentamente sui propri scopi come sportivo e sulle nuove direzioni da percorrere.


Riassunto

• Il cervello elabora ogni esperienza come alternanza ciclica.

• I cicli biologici alternano fasi attive ed energetiche (fasi simpaticotoniche) a fasi calme e di recupero (fasi vagotoniche).

• Le fasi biologiche seguono l’effetto pendolo: spingendo tanto in una direzione, il cambio di direzione manifesterà una spinta altrettanto forte dall’altra parte (quindi l’intensità della fase vagotonica sarà proporzionale a quella della fase simpaticotonica).

• I coflitti ci portano in fase simpaticotonica e ci permettono di accedere a più risorse.

• I tempi e la durata della fase vagotonica vanno rispettati, compresi e gestiti in gruppo.

• Il sostegno delle figure di riferimento è fondamentale.

Mattia Lualdi / Contributor

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