Benedetta Pilato

Benedetta Pilato

10 MIN

Non sono stata io a scegliere la rana.

 

Non sei tu a scegliere lo stile.

È lo stile che sceglie te.

Un po’ come la bacchetta che sceglie il mago.

Dev’essere un incontro, fatto più o meno a metà strada.

Il rapporto che si crea è delicato.

Bisogna accarezzarlo, prendersene cura, perché ci vuole tempo prima di affinare i dettagli.

Come succede in tutte le cose, a volte ti stufi.

A volte ti stufi di ripetere sempre gli stessi esercizi e di rifare ogni volta lo stesso tipo di allenamento.

Ma poi ci sono giorni in cui ti senti una cosa sola con il tuo stile e ti esalta pensare al singolo particolare. Anche quello più piccolo.

La posizione di una mano, l’angolo perfetto per dare forza alla gambata.

 

La rana mi ha trovato presto e qualcuno di molto importante ci ha messo un bello zampino. Mio papà è stato un nuotatore, un ranista ovviamente, e quando mi ha portata in piscina per la prima volta ero davvero piccolissima.

Nuotava lui, nuotava la zia, e nuotava l’istruttore, a rana anche lui, che poi sarebbe diventato il mio allenatore.

Mi raccontano, però, che i miei primi bagnetti non furono proprio un successo e che io, di nuotare, non ne volessi sapere granché. Finché la mamma non mi portò ad un allenamento di danza classica e bastò quello a farmi tornare indietro di corsa:

no, no, molto meglio nuotare!

Benedetta Pilato

Stare dentro la vasca era molto più divertente.

Era tutto un gioco, tale è rimasto anche oggi, e sempre uguale spero che resti in futuro.

Alla fine, comunque, pare che in acqua ci sapessi fare, pur non essendone troppo convinta, ed è stato in quel momento lì che ho incontrato quello che sarebbe diventato il mio stile preferito.

Pochi dubbi: lo stesso di papà e del mio istruttore.

La rana è lo stile più strano di tutti perché non basta andare forti per andare anche veloci. È come avere dentro al corpo un elastico, che ti tiene assieme i pezzi, dalla punta delle dita delle mani alla punta delle dita dei piedi.

Un elastico che si muove come una molla.

Che si tira e che si lancia in avanti, sempre alla ricerca del suono migliore.

Potrebbe essere un tango, per esempio. Elegante e scivolato.

Ma il mio invece è un rock scatenato.

La mia rana è un gioco ad inseguire me stessa.

La gambata ruba il tempo alla bracciata.

La bracciata ruba il tempo alla gambata.

E la testa non scompare mai del tutto sotto al pelo dell’acqua.

Sempre fuori.

Alta.

A rimbalzare velocissima come quando lanci i sassi sulla superficie di un lago.

Mi piace aggredirle, le mie gare.

Mangiarmele tutte.

Benedetta Pilato

Lo spirito è rimasto lo stesso di qualche anno fa, ma tutto intorno è cambiato radicalmente e molto in fretta. Vito non è più solo un istruttore ma è cresciuto con me, ed insieme siamo arrivati a risultati impensabili.

Ricordo che i miei genitori avrebbero preferito che non facessi le gare.

Papà conosceva l’ambiente e i sacrifici che l’agonismo porta con sé.

Ma Vito insisteva.

Faremo “soltanto una gara” diceva, e vediamo come va.

E andata bene, questo è chiaro, ma il vero successo di questa via che stiamo percorrendo fianco a fianco è che siamo riusciti a mantenere intatto il nostro divertimento.

Per esempio, non faccio i doppi allenamenti.

Può capitare, magari in estate, di fare due sedute.

Ma solo cose leggere e comunque mai nel periodo scolastico.

Quando fai una gara, qualsiasi gara, la sola cosa che conta per tutti i presenti è il numerino che compare vicino al tuo nome sul tabellone, quando hai toccato la piastra.

Il tuo tempo. Quanto vali lo dice il tuo tempo.

E quel numerino non dice nulla sulla tua età.

Essere diventata all’improvviso una nuotatrice di alto livello potrà anche sembrare magnifico visto da fuori. Ma non è sempre così. Sono tante le persone che si avvicinano a me solo per via dei risultati. Tanti quelli che erano solo lontani conoscenti e che si improvvisano amicissimi oppure grandi esperti di nuoto.

Io di anni ne 15 e voglio vivere il meglio della mia età.

Mi piace andare a scuola.

Sono brava in matematica, mi piacciono le scienze e sono certa che da grande non diventerò mai una storica dell’arte.

Tutto questo per me è importante.

Come è importante avere il tempo libero per uscire con gli amici di sempre e con i compagni di classe, perché voglio mantenere intatto quello che mi ha fatto stare bene fino ad oggi.

Un equilibrio da mantenere anche in futuro, affinché quella tra i due mondi, scuola e sport, non diventi mai una scelta, ma una combinazione.

Essere studente mi aiuta come atleta, per tenere la mente sgombra in acqua.

E essere atleta mi aiuta come studente, a non scoraggiarmi davanti ai sacrifici.

Benedetta Pilato

Due stagioni fa, quando ero davvero piccolissima, sono arrivata terza ai campionati italiani. Partivo con il ventesimo tempo d’iscrizione e sono finita sul gradino più basso del podio.

Mi sentivo la regina del Mondo, era tutto così grande e inaspettato.

Ed ero già felice così, mi sembrava di aver toccato il cielo con un dito per poi tornare a casa e riprendere la vita di sempre.

Eppure, solo 12 mesi più tardi sono arrivati: l’oro, sempre agli italiani e il record nazionale, al Settecolli. Più la ciliegina finale dell’argento mondiale, a Gwangju, dietro solo a Lilly King.

Un misto di emozioni piombatemi addosso così veloci che di quei mesi è difficile ricordare dei particolari o dei momenti specifici. È stata una corrida incredibile, che ha cambiato la mia vita.

 

La mia vita e anche quella di Vito.

Ecco, se c’è un momento che forse, più di tutti gli altri racconta di quanto quest’avventura abbia sorpreso e reso felici tutti, è la finale del Mondiale.

 

In batteria mi sentivo benissimo.

Ero leggera e veloce in acqua.

In più l’emozione dell’esordio mi ha dato un’accelerata di adrenalina, e ho chiuso con il primo tempo.

In semifinale la King e la Efimova, che avevano passeggiato in batteria, hanno alzato un po’ i giri del motore, ma io continuavo a sentirmi in grande forma. Serena.

Terzo tempo per l’accesso in finale, attaccata alla scia di quelle due campionesse.

 

La sera però, mentre ero in albergo, sono stata male.

Una fitta allo stomaco, presa dall'ansia per la finale del giorno dopo.

Nel momento di massima difficoltà mi sono detta:

dai chiamo Vito, lui saprà tranquillizzarmi!.

Benedetta Pilato

Faccio il numero.

Uno squillo.

Due.

Vito risponde e io gli dico subito, senza lasciarlo parlare:

Vito sto male!

Eh Benny, anche io!

mi ha risposto.

Era più agitato lui di me, e io che pensavo di trovarlo lucido e tranquillo!

Ci siamo fatti una risata insieme e sono riuscita a prendere sonno.

 

La complicità di chi mi conosce da sempre, anche se eravamo a migliaia di chilometri di distanza. Un momento tutto nostro, prima della finale Mondiale, che mi ha ricordato da dove siamo partiti e la gioia della mia prima vittoria importante, quella degli assoluti.

 

Il giorno degli assoluti sugli spalti insieme a lui c’erano anche due miei carissimi amici, arrivati solo per fare il tifo per me.

L’allenatore era talmente stressato che mi è venuto spontaneo chiedere a loro di dargli un occhio, durante la gara, che non si facesse prendere troppo dalla situazione.

 

Quando poi la gara è finita e abbiamo vinto, dopo aver fatto le interviste di rito, dopo aver salutato e fatto tutte le procedure, finalmente ho potuto raggiungerli, per abbracciarli e festeggiare in mezzo a loro.

 

Appena ho alzato gli occhi ho visto l’amico alla mia destra che piangeva a dirotto.

Allora mi sono girata verso quello a sinistra per prendere in giro insieme quello di destra. Lacrime anche lì.

Poi lacrime anche per Vito e, in meno di cinque secondi, ero rimasta la sola a non piangere.

 

Ero felice come non lo ero stata mai.

Perché ero in un posto nuovo e bellissimo, che dava quasi le vertigini.

Dalle prime bracciate, agli assoluti fino all’argento Mondiale, in un modo o nell’altro, con me ci sono le persone di sempre, quelle che mi conoscono fin dalle mie prime bracciate e per le quali non conterà mai il tempo che ho fatto ma solo se sono felice o no quando una gara è finita.

Benedetta Pilato / Contributor

Benedetta Pilato

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