Edoardo Papa

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Un surfista che viene dall’Adriatico è già una bella rarità.

Ho iniziato proprio tra le onde di Pescara, non esattamente come quelle australi, ma che sono comunque quelle di casa.

In principio sono stato un autodidatta completo, spinto dal mio carattere a provare sempre cose nuove.

In casa lo sport è sempre stato un fattore importante, perché mio padre ne ha fatto prima una carriera e poi uno stile di vita. Giocava a pallanuoto, quand’era giovane, ed è arrivato fino alla Serie A, proprio con la squadra del Pescara.

Così gli è rimasta addosso la passione per l’acqua e l’ha trasmessa anche a me.

La sua storia personale e sportiva mi ha aiutato molto nell’imparare che cosa significhi davvero essere un atleta professionista.

Il nostro è diventato nel tempo un rapporto particolare, potremmo dire interessante, visto che appena ho capito che il surf poteva essere più di un semplice gioco lui è diventato anche il mio allenatore.

E lo è stato fino ai 16 anni.

Per lunghi tratti, quindi, è stato papà e allenatore allo stesso tempo, comprimendo su di sé due figure che nascono diverse, e che, pur avendo dei tratti in comune, hanno sempre il bisogno di essere ben separate.

Da allora abbiamo intrapreso un viaggio.

Sempre insieme, in simbiosi totale, con la possibilità di veder riflessa nei suoi occhi l’essenza stessa della mia passione, il suo regalo più grande.

Edoardo Papa
Edoardo Papa

Spesso non andiamo d’accordo, a volte discutiamo, e tutti e due cerchiamo di tenere il punto.

Ma il dialogo è anche la chiave della crescita, sia mia personale, che del nostro rapporto, e se sono capace, oggi, di definirmi a pieno titolo un professionista lo devo a ci che mi ha insegnato sullo stare al Mondo.

Dopo le prime onde, addomesticate in riva a casa, è stato proprio mio padre a portarmi a Fuerte Ventura, per il primo viaggio oceanico, che nel nostro modo di intendere la vita è un po’ come una sorta di battesimo.

Lui era in mare con me, di fronte all’Atlantico.

E io mi sono innamorato secco della tavola e della sua filosofia.

È così che ho deciso quello che avrei voluto fare da grande, così che ho superato le ultime resistenze e sempre così che ho iniziato a viaggiare.

Spagna, Portogallo, Francia del sud: ogni estate ha preso la forma di un gioco a tappe, in un continuo avanzare di qualche casella che mi ha permesso di conoscere angoli di Pianeta e di cambiare come essere umano.

Il surf oltre il surf.

Si porta dietro un’infinità di asterischi e di cose da imparare, che trascendono la tavola e che ne diventano il lato B, il rovescio della medaglia.

Vivere in luoghi diversi, mangiare cose diverse, abituarsi ad una lingua nuova fino al punto in cui comincia a suonare quasi famigliare: sono riti di passaggio, piccole avventure lunghe una settimana oppure un pomeriggio, ma che ti restano dentro e che nessuno potrà mai portarmi via.

Poi, come accade per tutto, man mano che diventi bravo in una cosa, ti si aprono scenari nuovi, che rendono il Mondo sempre più piccolo e la tua fame di possederlo sempre più grande.

E sono arrivati i viaggi fuori dal Continente, le Maldive e l’Australia, per continuare a crescere e cominciare ad esplorare i limiti di quello che potrei diventare.

Edoardo Papa

La cosa forse più strana in assoluto, è stato scoprire quanto possa esser calda l’acqua dell’Oceano quando ti ci tuffi lontano dalle nostre latitudini.

L’esempio più riuscito di questo continuo pellegrinare è stato il viaggio australiano che ho fatto con mio padre, vissuto all’avventura e con lo spirito garibaldino. Abbiamo affittato un piccolo van e percorso tutta la costa orientale dell’isola, da Sidney fino alla cima, esplorando la natura selvaggia e incontaminata di un terra bruciata dal sole e baciata dai venti.

Come ogni altra nostra meta, è stata il perfetto mix tra crescita tecnica e crescita personale, questa volta resa indimenticabile da un contesto da sogno.

Ho potuto surfare con i migliori, su tutte le più famose spiagge australi, imparando tanto e migliorando sotto tutti i punti di vista.

In più ho vissuto il viaggio anche come un’esperienza di vita, cercando per la prima volta di ragionare solo sul presente.

Mettevamo giù il programma giorno dopo giorno, senza pensare mai al lungo periodo.

Ogni mattina, al risveglio, sceglievamo cosa fare, e ci mettevamo in moto di conseguenza.

Questo mi ha permesso di capire che godersi l’attimo, il singolo istante, è forse il dono più bello che ti pu dare una vita passata a fare sport.

Edoardo Papa

Il mio percorso è ancora lungo ed io ne sono soltanto agli inizi, ma questo tour mi ha permesso di capire che già riuscire a dare il massimo è una bella ricompensa.

Una ricompensa più che sufficiente per essere felici.

Lo sport da.

Lo sport toglie.

E quando arriverà il giorno in cui non potrà più essere il fulcro di tutto inizierà a mancarmi.

Che sia un infortunio, o anche semplicemente la fine della mia carriera, che spero essere lunga e divertente, prima o poi, questi giorni sulla tavola dall’altra parte del mappamondo, diventeranno un ricordo.

Essere ancora sulla barca e continuare a navigare è un dono che non voglio affatto sprecare, e averne capito presto il vero valore mi farà godere di tutta la sua bellezza. Il più a lungo possibile.

Edoardo Papa / Contributor

Edoardo Papa