Rekins

8 MIN

La cosa più difficile è riuscire a farsi capire.

Ed è anche la più importante

Comunicare.

Parlare.

Scegliere le parole giuste per raccontare quello che si ha dentro, il proprio mondo.

Quello che rende felici.

Quello senza di cui non si riesce a stare.

Parlare di sé può essere difficile, soprattutto in casa, che è un paradosso, ma anche una grande verità. In casa dovresti essere più libero di esprimerti che in qualunque altro posto sulla faccia della Terra, ma se quello che pensi non incontra le aspettative delle persone a cui vuoi più bene in assoluto, la sofferenza diventa doppia.

Eppure è fondamentale tirare fuori senza filtri il tuo pensiero.

Perché se manca quel passaggio, se manca quel confronto, tutto ciò che hai dentro resta lì, sepolto, e quando è troppo schiacciato e prova ad uscire, lo fa nei modi sbagliati.

Sotto forma di piccole ed inutili rivincite.

Quando penso alle prossime generazioni di gamers, quando penso a tutti quelli che come me passano le ore davanti allo schermo, progettando di farne un mestiere, di farne un lavoro, magari anche di diventare ricchi, la prima cosa che vorrei dire ad ognuno di loro è proprio questa: fatevi capire.

Spiegate la vostra passione.

Mostratela.

Condividetela.

Ai genitori, ai parenti, agli amici.

Perché se non viene accettato e capito, il talento resta per sempre sottopelle e con il tempo muore.

Litigare, lottare con chi la pensa diversamente impedisce di diventare forti per davvero, incanalando tutte le energie nel posto giusto, ma per le ragioni sbagliate.

Rekins

Io sono stato fortunato, fin dal primo giorno.

In casa quella dei videogiochi è stata sempre la cultura dominante.
Ricordo interi pomeriggi passati a consumare i tasti.

Tekken, Pes, Fifa, Crash Bandicot, Dragon Ball: ogni ora libera era dedicata interamente a quello. E non ero solo.

Ereditavo le consolle da mio fratello maggiore, e poi, nei weekend, ci radunavamo con tutti i cugini per sfidarci in sfide infinite.

Mia mamma non ha mai “combattuto” i videogiochi, anzi.

Li considerava come parte integrante di ciò che mi rendeva felice, e tanto bastava a renderli importanti per lei quanto lo erano per me.

Non mi hanno mai impedito di uscire con gli amici o di andare bene a scuola, i videogiochi.

Così come non mi hanno impedito di giocare a calcio e di fare le stesse esperienze di qualunque altro mio coetaneo.

Solo che poi, quando arrivava il momento, provavo più soddisfazione nel vincere online di quanta ne provassi prendendo a calci un pallone.

Vincere da gusto. È bello dimostrare di saper fare qualcosa, e allora il mio desiderio si è diretto unicamente verso quella strada.

Non è stato semplice farlo accettare agli altri, soprattutto ai professori.

In casa, il mio talento era capito, coccolato.

Persino i miei compagni di classe riuscivano a farmi sentire speciale.

Ma i professori no. Loro mai.

E tutto il loro pregiudizio era costruito su convinzioni vecchie, eredità di generazioni lontane, che considerano i videogames come uno strumento tecnologicamente avanzato per creare solitudine.

Un modo incredibilmente divertente per coltivare la tristezza.

Ancora in tanti non li capiscono.

Ancora in tanti ti guardano male quando racconti chi sei e cosa fai, rimasti all’immagine di adolescenti chiusi nella propria stanza che scelgono il digitale perché incapaci di comunicare con chi sta fuori.

Rekins

Ed invece io, per esempio, il senso di condivisione e di gioco l’ho imparato proprio così. L’idea di costruire strategie condivise, frutto del genio e delle debolezze dei singoli, per creare il miglior percorso verso il successo, è un dono che mi hanno fatto i videogiochi, aiutandomi a capire come prendermi cura delle mie doti.

Il talento di ognuno è come un programma da sviluppare, e può nascere davvero ovunque, democratico più che in ogni altro sport.

Ce l’hai dentro, e va sbloccato con il lavoro, ma anche se invece decidi di lasciarlo dov’è resta comunque uno straordinario strumento di dialogo e di confronto con gli altri.

Ricordo un viaggio in Svezia, per giocare ad un torneo.

Sono rimasto fuori dalle fasi finali per un misero punticino ma quando mi sono alzato, invece della frustrazione dell’occasione persa, ho sentito tutta la potenza della presenza del mio team, gli Exeed, che erano li in blocco e che mi hanno fatto parte di qualcosa di grande, nonostante la sconfitta.

Il giorno dopo l’ho passato interamente a studiare le tattiche per aiutare i miei compagni a vincere, anche se io ero fuori dai giochi.

Senza retorica e senza falsità: una delle mie giornate più belle.

Il videogioco è cultura e condivisione.

È il passaggio del testimone da una persona all’altra, che nella società di oggi non riguarda più intere generazioni, ma i singoli individui, perché sono talmente tante le forme della libera espressione che nessuno dovrebbe mai più rientrare in categorie di appartenenza costruite in base alla propria data di nascita.

Il bimbo che inizia a giocare molto presto ha più possibilità di diventare un professionista di chi prende in mano un joypad in età avanzata, ma nulla è scritto in partenza.

Non ci sono distinzioni di provenienza geografica o culturale, non ci sono fisici maggiormente predisposti al successo, oppure ragazzi e ragazze “troppo alti” o “troppo bassi” per poter competere ai massimi livelli.

Il gioco è lo stesso, ovunque nel Mondo, e che tu abbia 9 o 99 anni non fa alcuna differenza, finché comprendi le regole e ne rispetti l’anima più profonda.

Rekins

Della mia passione ho fatto un lavoro, e con il professionismo sono arrivate anche le responsabilità, le scelte, gli obiettivi da raggiungere, come accade in ogni sport.

E sempre come accade in ogni sport, alla base di tutto c’è il desiderio di primeggiare, la voglia di divertirsi ed il contatto con una community di cui sentirsi parte, in cui sentirsi a casa.

Un gruppo di persone che vive le stesse esperienze, e che è quanto di più aperto ed inclusivo possiate mai incontrare nello sport di oggi.

Una scelta che, prima di diventare parte di un movimento globale, nasce nella cameretta di ognuno di noi, e che inizia nel raccontarsi e nel condividere con le persone care i propri sogni per il futuro. Senza paura.

Rekins / Contributor

Rekins

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