Tania Cagnotto

Tania Cagnotto

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Ciao Tania,

 

ho deciso di scriverti oggi, proprio alla vigilia di un momento grande, atteso da tantissime persone, e che per me è stato molto importante, lungo tutto l’arco della mia giovinezza.

Le chiamano Olimpiadi, e sono un concentrato di emozioni fortissime, che ha il potere di sembrare sempre vicino e sempre lontano allo stesso tempo, diventando la campana che batte le ore di tutti.

 

È sempre lontano, perché le organizzano soltanto una volta ogni quattro anni. E la fatica che devi mettere in ogni singolo giorno è tale, che quei quattro anni diventano lenti, lunghissimi, e ti sembra quasi di dover nuotare nel miele per provare a raggiungere l’isola a Cinque Cerchi.

Ma è anche sempre vicino, perché se la tua passione è lo sport, allora tutto ruota intorno a quelle tre settimane, che concentrano in uno spazio ristrettissimo i sogni, i desideri e le paure di migliaia di atleti, che in ogni angolo del Pianeta sentono risuonare lo stesso rintocco di festa.

tania cagnotto

© Gian Mattia D’Alberto

Tu, cara Tania, ti saprai meritare la fortuna e il privilegio di partecipare a ben cinque edizioni delle Olimpiadi, e se fai bene i conti, ti renderai conto subito che si tratta di una bella fetta di vita dedicata completamente allo sport.

Inizierai a frequentarle e a viverle quando ancora sarai una bambina e finirai, molti anni più tardi, quando ormai sarai tra i più vecchi in assoluto a partire verso l’ennesima avventura.

Diventerai adulta presto, ma per fortuna quello che ti avrà fatto crescere tanto in fretta sarà anche ciò che ti manterrà giovane a lungo, ancorata con la forza di un gigante ai sogni che avevi da piccola.

Poco dopo aver compiuto i quindici anni, sospesa tra la voglia di diventare grande e quella di non farlo, ti troverai per la prima volta di fronte all’enormità dei Giochi, e la loro bellezza ti travolgerà, come fa un fiume, quando in primavera si scioglie il ghiacciaio.

Per partecipare dovrai volare fino all’altro capo del Mondo, fino in Australia, dove vivono liberi i canguri e i koala di cui leggi nei libri, anche se non saranno loro a lasciarti senza fiato.

tania cagnotto

© Gian Mattia D’Alberto

A farlo, infatti, sarà il boato della gente, che sentirai colpirti lo stomaco quando varcherai i cancelli della piscina di Sidney, proprio nel momento in cui un altro colosso d’Italia, Massimiliano Rosolino, starà scrivendo un pezzo di storia azzurra.

Potrei anche provare a prepararti ad un’emozione così grande, ma tanto, quella, ti travolgerebbe lo stesso perché niente sa essere tanto realistico e tanto spaventoso quanto toccare con mano un sogno antico, che la tua testa ha preso da lontano e nascosto in un pezzo di cuore.

Ti chiederai se devi davvero gareggiare di fronte a così tanta gente, e la risposta è: “si devi.” Ma non ti preoccupare, perché non soffierà neppure una brezza di paura e tu, beata gioventù, brucerai di carica e di voglia di fare, illuminando l’impianto intero.

Non pensare però che tutte le edizioni dei Giochi saranno ugualmente belle e leggere, perché il tempo che passa ti renderà sempre meno spavalda e più coscienziosa.

È una storia comune a tutti quelli che, alla fine, anche non volendo, diventano adulti, iniziando così a comprendere l’unicità di certi istanti.

Che è un po’ un bene.
E un po’ un male.

Più crescerai e più capirai cosa ti stai giocando quando, ripassata la tabellina del quattro, torni a tuffarti nell’acqua di Olimpia, e ogni errore, per quanto piccolo, avrà un peso sempre crescente.

tania cagnotto

© Gian Mattia D’Alberto

Quello che perderai in spavalderia, lo recupererai in pazienza e nella cura del dettaglio, trasformandoti in un’atleta nuova, che vive nel bisogno profondo di essere sempre a posto con la propria coscienza.

Arriverà il giorno in cui, per sentirti pienamente meritevole dei tuoi successi e dell’amore della gente, diventerai una puntigliosa perfezionista.

Non sarà facile conviverci, ma cerca di volerti bene perché quella è la sola strada per migliorare e per andare oltre.

Oltre la bellezza della partecipazione.

Oltre la pressione.

Oltre i complimenti e l’affetto, che, scoprirai, suonano un poco tristi quando senti di aver fatto meno di quello che avresti potuto.

Bambina sempre e bambina mai, questo è il destino di chi diventa adulta presto. Ma se proprio devo dirti quale sarà il momento in cui sentirai che stai diventando grande per davvero, allora ti direi che succederà alle Olimpiadi di Pechino 2008, quando di anni ormai ne avrai più di venti. Che sono comunque pochi nella vita a bordo vasca, ma che quando ti ci butti, invece, iniziano ad essere quelli giusti per arrivare in alto.

tania cagnotto

© Gian Mattia D’Alberto

In Cina, come fai sempre, porterai con te anche il tuo pupazzo preferito, il nostro portafortuna.

Da quando lo hai vinto, ad una delle prime garette, quand’eri piccina, è un fedele compagno di viaggio, che racchiude in qualche centimetro di stoffa verde tutto il tuo desiderio di non crescere mai.

È come un fedelissimo amico d’infanzia, che con pazienza ascolta tutti i tuoi sfoghi e che mantiene tutti i tuoi segreti.

Tra un viaggio e uno spostamento, un allenamento e una gara, il pupazzo verde si perderà nel Villaggio e tu non lo troverai mai più. All’inizio sarà una mezza tragedia, e non farai nulla per nasconderlo, ma con il tempo riuscirai a dargli un significato diverso, perché con lui, a Pechino, lascerai per sempre anche gli ultimi scampoli d’infanzia.

Già, perché dopo l’Oriente, quattro anni più tardi, sarà la volta di Londra e la crudezza dello sport ti colpirà in tutto il suo brutale splendore, che dietro a numeri decimali è capace di nascondere il pianto e il sorriso di una vita intera.

Finirai per due volte quarta ed entrambi i momenti avranno il sapore di una pugnalata al cuore. Ne soffrirai al punto che penserai di smettere, che penserai che il tuo massimo non sia bastato e che quindi non valesse la pena esibirlo ancora.

Ogni qual volta rivedrai le immagini di quella vasca, dell’abbraccio con papà, della delusione, ti ritroverai magicamente a rivivere il tutto.

E ti farà sempre male.

tania cagnotto

© Gian Mattia D’Alberto

Poi, però, come una cicatrice guarita, passato il dolore, resta la pelle più spessa, più dura, che non si spezza e che non si piega, a farti da scudo al Mondo.

Allora deciderai di riprovarci ancora, nel tuo ultimo viaggio Olimpico, quello di Rio, che come una fiaba Disney ha riservato per te, un finale da favola.

Ci arriverai con la grande paura di raccogliere soltanto le schegge di una nuova medaglia di legno, che è un materiale prezioso, ma non se fai sport.

La camufferai e la nasconderai agli occhi di tutti, soprattutto i tuoi, e con la tua compagna e amica Francesca, finalmente, raccoglierai quanto hai sempre sognato.

Sarà tale la liberazione e la gioia, che poche ore dopo ne vincerai un’altra, di medaglia, questa volta da sola e riuscendo persino, 16 anni dopo la prima volta, a divertirti di nuovo mentre gareggi all’ombra dei Cinque Cerchi.

Non so se esiste una morale, nella mia storia.

Non credo neppure di volerla in fin dei conti.

Alla vigilia della nuova edizione di un evento che tanto ha significato per me, nel guardare chi parte per Tokyo, ripenso a tutte le volte che son partita anch’io e mi sento felice.

Cara Tania, non ti scrivo per darti un consiglio, e neppure per avvisarti di qualcosa: lo faccio perché i tuoi occhi sono i miei occhi, i tuoi sogni erano anche i miei e se potessi ricominciare da capo, giuro, che lo farei.

Tania Cagnotto / Contributor

Tania Cagnotto