vincenzo renzuto

Vincenzo Renzuto

7 MIN

Time-out.

Nuoto con i miei compagni verso il bordo piscina.

Il coach è proprio arrabbiato.

Grida, sbuffa, fa gesti con le mani, da indicazioni a destra e manca.

 

Da giocatore intelligente faccio un’espressione un po’ accigliata.

Una di quelle facce che fanno credere all’allenatore che ho intuito la gravità della situazione.

Faccio pure un lento, ritmato segno di sì con la testa.

Come a dire: ho capito!

 

Il problema è che non agg capito nu cazzo!

Manco una parola.

 

Finchè fa il time-out in croato che ci devo fare!

Si avvicina il grandissimo Xavi Garcia: veterano giramondo, ne ha viste di cotte e di crude, in ogni continente.

Lui capisce sempre tutto, mi mette una mano sulla spalla e mi traduce il discorso, me lo riassume va!

 

A volte Napoli mi manca. A Napoli c’ho tutto: casa, famiglia, amici, tutto quanto!

Incredibile a dirsi ma in tutta Dubrovnik non ho trovato un solo ristorante italiano.

 

Qui però la pallanuoto è più seguita del calcio.

Più seguita pure della Messa alla domenica.

Se giochi a pallanuoto sei una rockstar, firmi autografi, ti riconoscono per strada, scendi in vasca al più alto livello possibile.

 

Un napoletano a Dubrovnik, nella miglior squadra del Mondo come ci è finito?

Come tutte le cose migliori, che succedono tutte un po’ per caso, un po’ per culo e un bel po’ perché te le sei meritate.

Vincenzo Renzuto

Faccio un salto indietro.

Sono a Posillipo, il posto più bello del Pianeta terra, e di questo non ho il minimo dubbio!

Un paradiso affacciato sul mare, dove splende il sole pure quando piove.

La sede del Circolo Nautico Posillipo è casa mia da quando sono un bambino, da quando ho avuto la forza di restare a galla senza braccioli.

Fidatevi mamme e papà: la vita al circolo è quanto di più stimolante esista per na creatura che vuole fare attività, perché vivi a contatto con numerosi sport diversi e sei libero di sperimentare.

Ci stanno un sacco di divisioni, una sorella dell’altra, a condividere spazi, senso di appartenenza, tifo e a respirare lo stesso odore di sale che viene su dal mare.

 

La mia divisione è la pallanuoto, da sempre, da quando conservo memoria.

Ho visto il Posillipo dalla tribuna e dal bordo vasca vincere campionati, vincere la Champions, ho visto gli stranieri più forti che quando tiravano in porta saltavano un metro fuori dall’acqua come degli squali!

 

Il sogno ad occhi aperti di un pupo è poi diventato la mia vita vera.

7 anni in prima squadra, con la calottina calcata strettissima sulle orecchie.

Mi sono tolto grandi soddisfazioni.

 

A pari livello di goduria con le gioie di vasca però ci devo mettere pure la bellezza della quotidianità dentro il circolo.

È come una città dentro la città, dove conosci tutti: gli atleti, i baristi, i custodi, i dirigenti. Tutti.

Io ci passavo le giornate di allenamento, le giornate libere, le giornate d’estate, d’inverno, Natale e Santo Stefano (quasi).

Ci stavo coi compagni, con gli amici, con la famiglia.

Vincenzo Renzuto

L'estate scorsa però, dopo il Mondiale con il Settebello, qualcosa nel mio stomaco ha iniziato a spingere verso una direzione nuova, sconosciuta: volevo fare un’esperienza fuori.

Il Posillipo aveva rinunciato alle coppe europee e diminuito nuovamente il budget per la squadra, una bella mazzata per un atleta al top delle sue ambizioni e della sua maturità.

Volevo fare la Champions, giocare per i migliori, contro i migliori, pure allenarmi coi migliori tutti i giorni e purtroppo a casa mia non potevo più farlo.

 

Il cuore vuole quello che il cuore vuole, ma se un pezzo di cuore è cementato nei muri della piscina di casa che si fa?

 

Le prime settimane di mercato le passo in una specie di bolla, da un lato vorrei andare, dall’altra sembra che non mi riesca a liberare dal contratto con la Polisportiva e la testa non sa bene se ridere o piangere di questa cosa.

 

Seduto in uno dei ristoranti che stanno dentro la struttura inforchetto un piatto di spaghetti allo scoglio che sono uno spettacolo.

Il sole tramonta sul mare, la squadra per il prossimo campionato è ormai pronta, il mercato è chiuso o quasi.

Alzo la forchetta e a bocca ancora mezza piena dico:

-Tommà, mi sa che mi tocca rimanere. Ma guarda un po’ in giro, che spettacolo di casa che c’abbiamo!-

Tommaso Negri, compagno di sportellate sott’acqua annuisce con la bocca piena.

Vincenzo Renzuto

Caffè.

Suona il telefono. È il coach.

Non un coach.

Il coach.

Sandro Campagna.

Vince ti cerca la Jug! Ho parlato di te al loro coach, ti contatterà.

La Jug?

La Jug Dubrovnik?

Difficile descrivervela ragazzi!

È il Real Madrid della pallanuoto, una squadra leggendaria, se ci hai giocato è la prima cosa che scrivi sul curriculum, senza ombra di dubbio.

 

I pianeti si allineano, la smorfia m’assiste, forse è San Gennaro che fa il miracolo: alcune dinamiche interne al Posillipo cambiano all’improvviso e mi ritrovo autorizzato a trattare.

 

Trattativa di 10 giorni, il minimo possibile tra fax, mail, contratti e cose burocratiche.

Ma io ero innamorato perso dopo 5 minuti.

Colpo di fulmine.

Stranamore proprio.

 

Oggi sono qua, non capirò proprio tutti i time-out, ma mi diverto e miglioro ogni giorno allenandomi e giocando con i migliori giocatori del Mondo.

Ogni partita è un dovere vincerla e sto scoprendo tutto un modo diverso di vivere il professionismo più spinto.

 

Ci stanno i veterani che hanno girato mille squadre e mille nazioni, che arrivano giusto con un paio di borse di vestiti per affrontare la stagione intera.

Per me era il primo trasloco e mi sono portato l’appartamento intero nella macchina!

Ogni cosa che mi facesse sentire a casa.

Tutte le felpe, i jeans, le magliette, persino la mia fedele cassa Bose, quella che fa tremare i muri dello spogliatoio.

 

Ma pure se ho ricreato perfettamente la mia casa anche in Croazia, pure se il gioco qui è un continuo migliorarsi non posso certo dire che non mi manchi la mia terra, il mio circolo.

A volte mi manca pure il traffico di Napoli.

 

Adesso ho tante cose importanti da fare, partite da vincere, traguardi di squadra e personali da raggiungere ma se penso che quando la stagione finirà potrò prendere il mio motorino e passare di nuovo una giornata sul lungomare del circolo Posillipo mi si allarga un sorriso largo accusì!

Vincenzo Renzuto / Contributor

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Time-out. Nuoto con i miei compagni verso il bordo piscina. Il coach è proprio arrabbiato. Grida, sbuffa, fa gesti con le mani, da indicazioni a destra e manca. Da giocatore intelligente faccio un’espressione un po’ accigliata. Una di quelle facce che fanno credere all’allenatore che ho intuito la gravità della situazione. Faccio pure un lento, ritmato segno di sì con la testa. Come a dire: ho capito!
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