Luke Sikma – Alba Berlino

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Da mamma ho preso l’intelligenza emotiva.

La capacità di capire al volo chi si ha di fronte, di capire come una situazione si svilupperà, di cogliere aspetti che gli altri presenti solitamente si perdono.

Da papà ho imparato il mio modo di essere un leader.

Mamma, e nonno, mi hanno trasmesso l’amore per la cucina, che è molto più che preparare la cena.

Papà mi ha trasmesso invece l’amore per il gioco, che è molto di più che lanciare la palla in un canestro.

Da piccolo volevo fare lo chef, e sono finito a fare il giocatore di basket.

I miei amici passavano i pomeriggi a guardare Sport Center e i cartoni in TV, mentre io sintonizzavo sul programma di cucina di Emeril Lagasse.

 

Sono il figlio di mezzo, sono sempre stato il barometro del mia famiglia, il pacemaker. La valvola che permette di far sfiatare una pentola a pressione. Ho sempre lavorato affinchè le persone andassero d’accordo, e la ragione è la più semplice del mondo. Rendere gli altri felici rende me felice.

 

Forse è la somma di tutte queste cose che mi ha reso la persona che sono oggi.

Luke Sikma

Come in ogni ricetta, un cucchiaio di quello, una tazza di quell’altro. Un pizzico zucchero e sale quanto basta. Si ma chi decide quanto basta?

Credo sia questo il motivo per cui non amo la pasticceria, per fare una torta deve essere tutto preciso, non un’oncia in più non una di meno. Invece nelle altre ricette puoi sperimentare, come nella vita, che non succede mai di avere precisamente sempre tutti gli ingredienti a disposizione nel frigo.

Papà è una leggenda del basket, soprattutto della città dove sono cresciuto, ma io, in un certo senso, non lo sapevo. Cioè lo sapevo, crescendo le persone me lo dicevano, ma per me questo è semplicemente un dato. In fondo lui è l’unico padre che ho, non posso confrontarlo con l’esperienza di un padre che non sia stato una leggenda dei Seattle Supersonics.

Io ci sono cresciuto dentro, e come nei cicloni il punto più calmo è proprio nel mezzo.

E’ stato anche il mio coach, quando avevo 13 anni, e anche se allora non ne avevo idea, i brevi tragitti in macchina tra la palestra e casa dove ci aspettava la cena di mamma sono stati le fondamenta di chi sono come giocatore e come uomo.

Non erano lunghe discussioni, e nemmeno discorsi paternalistici come nei film in cui il padre spiega il senso della vita al figlio. Al contrario, la maggior parte delle volte rispondevo male anche quando lui era gentile, io andavo subito sulla difensiva, perchè ero un adolescente e anche una testa calda.

Non ero bravo ad accettare le critiche, ma vent’anni dopo sento che quelle sono le parole che più di tutte mi sono rimaste incollate addosso.

Luke Sikma

La lezione più preziosa che ho imparato da mio padre è banale esattamente come lo sono tutte le grandi verità: vai e divertiti. Sono parole che hanno un peso diverso se sono pronunciate da chi lo ha fatto al più alto livello possibile. Rende il giusto peso a questo sport, alla partita di high school e come allle finals NBA. Non bisogna mai dimenticare che alla fine quello che facciamo è un gioco. Pieno di riesponsabilità, ma pur sempre un gioco.

Quando l’Alba Berlino gioca una partita pomeridiana capita che a Seattle non sia ancora sorto il sole, ma papà è li davanti al televisore per fare il tifo esattamente come i fan in tutto il mondo.

Mi ci sono voluti 8 anni da professionista per arrivare in Eurolega, l’ho desiderato tanto e ho lavorato sodo per raggiungere questo traguardo. Essere il capitano di questo gruppo è un onore difficile da descrivere.

Non si tratta solo di vincere e perdere, è l’orgoglio di poter dare un’impronta personale ad un prodotto, di esportare una visione, il tipo di gioco che mi rappresenta. Mi piace credere che la mia squadra mi assomigli: in campo, in spogliatoio e anche fuori.

Ricordo che la prima volta che ho posato i piedi su un parquet con il logo nero arancione è stato incredibile. Abbiamo vinto di 30 in una partita dalle statistiche irrazionali e alla sirena mi sono permesso di scherzare con il nostro GM dicendo “beh, tanta fatica ma alla fine è stato facile no?”.

Il resto della stagione ha dimostrato che di certo non era così, ma io ho voluto interpretarlo come un benvenuto personale della Lega al sottoscritto.

Luke Sikma

Non riesco più a definirmi un americano in Europa. Sono e sarò per sempre a stelle e strisce ma tanto per tornare a quelle banalità che sono tanto vere mi sento cittadino del mondo.

Quando ero all’high school la mia insegnante di storia ha detto una cosa, che credevo fosse rimbalzata come gli appunti tecinici di papà, e invece no, perchè sono qui a ripeterla.

Ha detto “Potete prendere tutte le lezioni del mondo, potete studiare, frequentare le scuole migliori, ma solo viaggiare vi permetterà di conoscere.”

Vedere con i propri occhi, sentirsi vicini ad un popolo, alla sua cultura.

Non è questione di ritrovarsi nel posto giusto, è più questione di non trovarsi più negli USA. Diamo un sacco di cose per scontate, la lingua, il cibo, le abitudini, a vivere un Paese nuovo per davvero si impara a poter vivere in qualunque Paese.

Rompere gli schemi insegna la curiosità e il rispetto.

Non so dire se invecchierò in Europa o negli Stati Uniti, in questo momento sento che per me non farà alcuna differenza. Il mio modo di pensare, di vivere, di giocare e di cucinare sarà per sempre contaminato dal mondo che ho vissuto e che sto continuando a vivere.

Con un pizzico di papà, un pizzico di mamma, e quanto basta di me.

Luke Sikma - Alba Berlino / Contributor

Luke Sikma