Aziz Abbes Mouhiidine

8 MIN

Che strano, il tempo.

Esiste e non esiste.

C’è e non c’è.

È una misura della mia esistenza eppure, allo stesso tempo, negli istanti più difficili, sparisce completamente, risucchiato dentro al buio dei miei pensieri.

 

Sul ring è facile. O meglio, è più facile.

Perché niente è mai davvero semplice quando incroci i tuoi guantoni e i tuoi desideri di grandezza con quelli di un altro essere umano.

Però, nel quadrato, tutto rallenta.

E si dilata.

Ogni colpo, ogni schivata, ogni movimento.

Tutto ha uno spazio preciso, un’eleganza necessaria, un volume, un peso.

Ogni secondo conta, ma non soltanto nel senso che “ha un valore”, ma nel senso che ticchetta, come un orologio, nella mia testa, nel mio animo.

Il ring è la clessidra del mondo, dove vedi, tocchi, e apprezzi ogni singolo granello di sabbia.

Aziz Abbes Mouhiidine
Aziz Abbes Mouhiidine

Fuori non è così.

Perché fuori il tempo è capriccioso.

Fuori il tempo è tiranno.

Fuori il tempo è un vento, che ti può abbattere la casa oppure accarezzare gli occhi, o il petto. Per tre volte, magari. Come faccio prima di ogni incontro.

Fuori può non passare mai, allungandosi all’infinito come una catena di ricordi, un flusso di coscienza, che sai dove inizia ma non sai dove potrebbe mai finire.

Oppure, a volte, può volare, sparire di fronte ai giorni, alle settimane, e ridursi ad essere poco più che un’occasione sprecata. Il volo di un gabbiano che osservi distratto, che passa l’orizzonte urlando, e prima ancora che te ne accorgi è già, incredibilmente, sera e devi tornare a casa.

Aziz Abbes Mouhiidine
Aziz Abbes Mouhiidine

Dio è sempre stato nella mia casa.

Dio ci è sempre stato.

Ancora oggi ci parlo, prima di salire sul ring, o nei momenti di sconforto, quelli in cui non voglio che nessuno mi riesca davvero a vedere. A toccare.

Quelli in cui mi lascio implodere, con tutta la mia mancanza, tutto il mio dolore.

A volte lo prego in italiano, altre volte lo prego in arabo, con le parole che mi ha insegnato papà. Lui, che aveva sempre una frase giusta, sulla punta della lingua.

Sempre un sorriso disarmante, sul volto.

Quello stesso sorriso con cui poteva dirmi qualsiasi cosa, anche la più tremenda, e farmi sentire, lo stesso, un figlio.

Lo stesso protetto.

Lo stesso dentro la luce del Mondo.

Aziz Abbes Mouhiidine

© Francesco Ferone

“Oggi ci siamo, domani chi lo sa” mi diceva sempre.

E poi è stato lui il primo ad andare.

Quando faticavo a sopportare il pensiero del suo addio, mi guardava, e con la leggerezza che solo lui sapeva avere, mi sussurrava: “quando ti mancherò, perché lo so che ti mancherò” e sorrideva “tocca per tre volte il petto con la mano, e allora saprai che io sono lì”.

Era arrivato in Italia a 18 anni, con una borsa di studio.
E ci è rimasto per più di trenta.

Se, per lui, tutto quel tempo sia volato oppure no, non ho fatto in tempo a chiederlo.

Non sono cresciuto in una casa per metà marocchina e per metà campana.

Sono cresciuto in una casa piena d’amore.

Tutta campana e tutta marocchina, e quando qualcuno mi chiede cosa abbia preso da una cultura piuttosto che l’altra, io, davvero, non so rispondere: perché ho preso tutta la generosità, il coraggio e la voglia di riscatto di mamma e papà.

Non di mamma o papà.

Di mamma e papà.

Pregavamo e preghiamo ancora Dio, insieme.

Non importa come.

Aiutavamo papà a rispettare il digiuno per il Ramadan.

Ci supportavamo l’un con l’altro, come specchi dei sogni altrui.

Aziz Abbes Mouhiidine

© Francesco Ferone

Ricordo quando sul letto di casa guardavo il film “Alì”, insieme a papà e con lui fantasticavo su come sarei diventato un grande campione del ring.

Come Muhammad.

Più di Muhammad.

Perché era nelle stelle, perché era nel mio destino.

Perché non avevo, e mai avrei avuto, paura di fallire.

Karate, volley, calcio, basket: li avevo provati tutti.

E mamma e papà erano sempre lì.

Primi ad arrivare, ultimi ad andarsene.

Innamorati di me almeno quanto lo erano tra loro.

Poi il pugilato, così all’improvviso. Un sogno costruito sulle passioni del papà e sulla sua innata capacità di trasmetterle agli altri.

La boxe, come tutto quello che accadeva in casa, era una cosa nostra.

Un segreto che sconfigge il tempo.

Il nostro segreto.

La nostra lingua.

La misura del nostro conforto.

Ora, papà non c’è più e io ho dovuto imparare a convivere il dolore.

A volte gestendolo, o nascondendolo.

Altre volte lasciando che si prenda lo spazio che crede, dentro di me.

Ci sono dei giorni in cui penso che sia soltanto partito per un lungo viaggio, e il mio corpo respira, al pensiero che prima o poi lo incrocerò di nuovo.

E poi ci sono dei giorni dove l’anima trema, la mente cerca uno spazio razionale, crudo, freddo, per dirmi che non esiste nessun viaggio, nessuna metà.

Solo mancanza.

E quelli sono i momenti in cui prego, quelli cui mi tocco tre volte il petto con la mano e cerco di ritrovare in me quello che ho perso fuori.

Cerco di risentire la sua voce.

Il suo soffio.

Aziz Abbes Mouhiidine

© Francesco Ferone

Il tempo è un’ombra.

Il tempo è la tua ombra.

Se il sole è alto, e splende dritto sopra la tua testa, non ti accorgi neppure di averla, perché scompare sotto i piedi, alle radici della tua figura. Perché esisti, ora e qui, e non serve altro per essere felici.

Se cammini verso il sole, verso est, e il giorno sta nascendo, allora l’ombra si allunga alle tue spalle, nell’alba nuova, e non ci fai caso lo stesso, perché il tuo sguardo e rivolto avanti, e non ti preoccupi affatto del tempo che ti insegue.

Ma quando arriva il tramonto, e la luce scende, il sole ad ovest proietta quella stessa ombra davanti ai tuoi passi, e ti ricorda che quello è il tempo che resta, il solo che in realtà ti sia mai stato concesso.

E la vita è un inseguirsi di albe e di tramonti, di desideri e di mancanze.

Di solitudini e di feste.

Di luci e di ombre.

 

Un riflesso del tempo.

Che può essere tanto oppure poco.

Che vale più di ogni altra cosa, ma che sarei felice di restituire per intero a Dio, in cambio di un solo minuto.

Un solo minuto ancora.

La mano sul petto, una volta ancora.

Aziz Abbes Mouhiidine / Contributor

Aziz Abbes Mouhiidine