Manuale Di Centa

Manuela Di Centa

2 MIN

In tanti anni di successi sportivi e di impegno politico ho avuto modo di viaggiare molto ed imparare ancora di più.
Mi è stato offerto il dono di una vita ricca di emozione e di incontri; tutto questo mi ha permesso di creare un personale decalogo da condividere con le nuove generazioni e con le vecchie. Concetti in cui credo fortemente, in cui riverso il mio amore per lo sport ed il mio rispetto verso la vita.

1. FATICA

fatica

2. LIBERTÁ

libertà

3. DONNA

DONNA

4. SOFFERENZA

SOFFERENZA

5. CUORE

CUORE

6. AMORE

AMORE

7. SORRISO

SORRISO

8. EVEREST

EVEREST

9. IMPEGNO

IMPEGNO

10. CONDIVISIONE

CONDIVISIONE

Manuela Di Centa / Contributor

Manuela Di Centa

La fatica non è soltanto uomo, la fatica è anche donna. Ma prima di essere uomo oppure donna la fatica è sorriso. Ho scelto uno sport di grandissima fatica come lo sci di fondo ed il rapporto con essa è stato tanto intimo da essere diventato il mio metro di giudizio di qualunque cosa nella vita: per essere meritevole qualcosa deve costare fatica. La fatica è un paradigma del fare, per potere così poi ottenere.

La libertà è ovviamente la condizione di poter scegliere, ma è anche una costruzione. Si può parlare di pura libertà solo quando fare ciò che vuoi, seguendo quindi l’istinto di ciò che è dentro di te, ti corrisponde appieno. Per questo, per essere liberi bisogna possedere una conoscenza istintiva della propria identità. Conoscersi, comprendersi, accettarsi, amarsi, e poi poter scegliere autonomamente: questo significa essere liberi.

La consapevolezza di essere donna deve essere guadagnata. Esistono aspetti positivi e negativi dell’essere donna nell’immaginario collettivo. Donna è femminilità, maternità, bellezza. Ma donna è anche lottare per fare ciò che più aggrada contro gli stereotipi della società contemporanea. La fermezza di volersi esprimere liberamente. L’orgoglio di essere donna. La consapevolezza di essere prima di tutto una persona. Questo rende vere donne.

Quando facevamo competizioni internazionali molto spesso ci confrontavamo con atlete che arrivavano dai paesi provenienti dall’ex blocco sovietico. Esprimevano con i loro gesti la sofferenza che provavano: l’obbligo ad uniformarsi una con l’altra, il divieto di mostrare sé stesse pienamente e di esprimere la propria personalità. Per me la sofferenza nasce dalla discriminazione. Lo sport ha il compito di veicolare precisi valori di uguaglianza e rispetto che devono essere parte della retorica non solo di chi lo pratica ma anche di chi lo osserva, lo commenta e lo ama. Le violenze verbali, le violenze nascoste, le discriminazioni latenti sono sofferenze enormi, non sempre visibili a occhio nudo ma così profonde da forgiare il carattere. Soprattutto nei più piccoli. Mai discriminare: né per genere, né per abilità, né per simpatia, mai.

Il cuore è il motore di tutto. Tutto si origina dal cuore, rappresenta la tua più profonda intimità. La sola mente, il solo corpo non bastano, qualunque sia il risultato da voler ottenere: nello sport, nella società, sul lavoro, nella genitorialità. Il gesto fatto con il cuore ha in sé una potenza immensa, capace di restituire equilibrio nell’universo, perché produce effetti lunghi e duraturi.

L’amore è un sentimento propositivo. Se non ami nello sport non vai da nessuna parte. L’amore è ciò che trasforma la sofferenza in sorriso. Si tratta di un sentimento molto difficile da gestire ma incredibilmente potente. Crea un piccolo motorino interno, una propulsione aggiuntiva che ti permette di sentirti più forte perché guardiano di un fuoco inviolabile. Nell’amore tutte le cellule del tuo corpo si liberano, respirano, e puoi esprimere il massimo delle tue potenzialità.

Il mio biglietto da visita, il marchio di fabbrica. Esternazione di ciò che hai dentro, se ce l’hai, e coinvolge non solo le labbra, si sorride soprattutto con gli occhi. Si comunica una sensazione di benessere che diventa contagiosa e propaga energia intorno a sé. Genera un processo benefico di guarigione, andando a aiutarci nel quotidiano, a prescindere dal successo finale.

Scalato nel 2003 è stato il mio sogno, un regalo di Dio. La salita è stato un privilegiato percorso di purificazione. L’aria rarefatta, le visioni e lo smarrimento. Ma anche la bellezza della natura e la maestosità delle montagne. Ci si sente perduti. Allo stesso tempo minuscole particelle insignificanti ed ingranaggio vitale di un magnifico progetto divino chiamato vita. Sentire questo è una grande lezione di umiltà, anche se, come dico sempre, il vero Everest è tornare a casa e mantenere questo umile stupore anche quando si è immersi nelle problematiche di tutti i giorni. Ognuno deve cercare il proprio Everest, la propria sfida che cambi la visione del mondo.

L’impegno è un dovere. L’impegno è ciò che ognuno di noi deve restituire in cambio di ciò che nella sua vita ha ricevuto. È una forma profonda di rispetto verso l’universo. Nel mio caso: impegno nella politica, nella fede, verso le donne. Vivere il mondo in questo modo non sempre è una passeggiata, anzi: impegnarsi significa anche sfidarsi e non accontentarsi delle cose semplici. Il manuale della vita non esiste e non è importante fare tutto in un tempo determinato dalla società: io mi sono laureata quest’estate! Ma è importante ridare sempre al mondo un’impegno degno dei doni che abbiamo ricevuto.

Non importa quali siano state le esperienze che ci hanno formato, bisogna sempre e comunque usarle per offrire agli altri la propria conoscenza. Tra le mura domestiche, in classe, nello spogliatoio, condividere il proprio bagaglio umano e sportivo è fondamentale. Arricchisce gli altri perché regala loro una prospettiva nuova e li sprona a fare altrettanto con te. Il mondo dello sport forgia il carattere molto profondamente e diventa paradigma per tutto il mondo del lavoro. Ho iniziato tanti anni fa a raccontare la mia esperienza nelle conferenze aziendali, affiancata dal team di Luciano Sabadin, nell’intima convinzione di avere molto da raccontare. Soprattutto ai più giovani. Una collaborazione nata per poter dare alle donne una voce in cui riconoscersi appieno, oggi è diventata parte integrante del mio impegno per gli altri. Non importa chi vi stia ascoltando, e con quanta attenzione lo faccia; se credete fermamente nei valori che volete trasmettere fatelo, sempre! Tra amici, in famiglia, sul posto di lavoro. Condivisione è empatia.

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