Cecilia Zandalasini

Cecilia Zandalasini

8 MIN

Non posso mentire, questi ultimi mesi sono stati tra i più movimentati della mia vita:

è partito tutto a giugno, con EuroBasket Women 2017, a Praga.

Era la mia prima competizione ufficiale nel “mondo dei grandi”, a livello senior.

Speravo di essere pronta, e all’altezza per competere.

Ma prima di tutto non vedevo l’ora di giocare.

Le prime sei qualificate avrebbero strappato un biglietto per il mondiale del 2018 e non c’e da negare che quello era il nostro obiettivo. Il mondiale.

Un mondiale che però ci è sfuggito a 8 secondi dalla fine contro la Lettonia, con un fallo antisportivo della sottoscritta.

Partita persa. Mondiali andati.

Difficile davvero descrivere come ci siamo sentite in quel momento.

E penso davvero che le parole sia inutili per descrivere quell’episodio, perchè soltanto chi ha fatto parte di quella squadra può sapere il male che ha fatto vedere un sogno svanire così.

Il giorno dopo ero in mezzo al campo dopo la Finale, ad essere premiata nel miglior quintetto dell’Europeo.

Cecilia Zandalasini

Dopo la grandissima delusione dell’eliminazione, neanche 24 ore dopo, un’altra emozione fortissima mi stava travolgendo.

L’orgoglio di quel riconoscimento, che mai mi sarei aspettata.

Questo è stato solo il primo di una serie di momenti così: in cui non potevo lasciarmi prendere da una sensazione, da un impatto, che già ce n’era un’altra, di forza uguale e spesso contraria, che mi bussava alla porta.

Appena tornata dall’Europeo, con una miriade di sensazioni e pensieri contrastanti che mi giravano in testa, arriva la chiamata delle Minnesota Lynx, squadra di livello top della WNBA.

Mi volevano davvero, e nell’immediato.

Boom.

Un altro colpo, fortissimo, inaspettato, non sapevo se crederci o meno.

Avevo mille cose per la testa, e ora loro volevano me.

“Ci vado”, mi sono detta. “È il sogno di una vita”.

A fine agosto, salgo sull’aereo e volo oltreoceano.

Neanche il tempo di ambientarmi, che dopo meno di due mesi sono a festeggiare con le mie nuove compagne per la vittoria del titolo WNBA.

Avevamo vinto l’anello per davvero, e io c’ero.

Era tutto vero.

Passa giusto il tempo per stappare lo champagne, andare a festeggiare, e in due giorni sono a Malpensa.


24h
a casa, bacio a mamma e papà e poi altra valigia e altro viaggio.

Verso Schio. Si riparte.

La squadra aveva già iniziato senza di me: facce nuove, e tante già conosciute.

Divise nuove, stessi colori.

Casa nuova, ma stessa via e stesso parcheggio.


Nel frattempo, rispondevo ad una marea di interviste: siti web, radio, social, giornali, anche tv.

Come ti senti? Che emozione è stata l’America?
Ti senti il simbolo di tutto il movimento?
Ti senti tanta pressione addosso?
Come vivi il tuo boom mediatico e sui social?

Cecilia Zandalasini

© Double Clutch

Ma era andato tutto talmente veloce che non avevo avuto nemmeno il tempo di realizzare.

Non so se sono mai riuscita a dire davvero come mi sono sentita, a far passare a coloro che mi guardavano e che mi leggevano cosa stavo provando dentro di me in quei momenti.

Ero di nuovo in Italia. Nella mia squadra, alla solita routine.

Alla solita vita.

Ma ero tornata davvero?

Qualcosa dentro di me non andava.

Tra me e me mi sono chiesta se fossi cambiata, se l’America mi avesse cambiata.

Se ero quella di sempre, o se c’era qualcosa di diverso.

La visibilità, l’attenzione mediatica, i follower su instagram, i like su facebook, i mille messaggi.

Tutta questa attenzione, è stata una cosa completamente nuova per me.

Alla quale non ero minimamente abituata o pronta.

Io che ho sempre usato i social a modo mio, solo e soltanto per essere vera.

In modo che chiunque ci fosse dall’altra parte, potesse farsi un’idea della persona che sono.

Ero ancora vera?

La mia vita stava andando troppo veloce e avevo bisogno di tempo per riprendere in mano le cose, tenerle strette e sentirle pienamente mie.

Mie soltanto. E di nessun altro.

E allora blackout.

Per un periodo ho chiuso: rifiuto per i social, e rifiuto per tutto ciò che era su uno schermo. Rifiuto di giornali, interviste e tutto ciò che ne derivasse.

Chi mi conosce sa che non parlo tanto, e non parlo troppo.

Sono introversa, e spesso non si riesce a capire quello che mi passa per la testa.

Sei il volto di tutto il basket Italiano

hanno iniziato a dirmi.

Ma non ero io ad averlo scelto.

Non ero io ad aver scelto i riflettori, le attenzioni.

Cecilia Zandalasini

© Double Clutch

Ad essere guardata. Ed essere inevitabilmente giudicata.

E non sapevo, e tutt’ora non so, se le mie spalle siano pronte a reggere tutto quel peso.

Un giorno una ragazzina mi ha scritto che sono il suo idolo, da sempre. Ma ha aggiunto: “ora è diverso, ora ti conoscono in tanti, non hai più sulle spalle solo i miei sogni o quelli di poche altre bambine. Siamo in centinaia a guardarti e sognare”.

È stato un messaggio che mi è arrivato dritto nel petto.

Ero pronta? Sono pronta a tutto questo?

Ad essere un idolo, un esempio da seguire.

Quando io in realtà ho appena iniziato.


Sono contenta che il nostro basket femminile abbia conquistato visibilità.

Ma qualcuno mi ha mai chiesto se io stessa la volessi?

Penserete che sono esagerata, e anche molto drastica, e non so se avrò mai il coraggio di darvi torto.

Il punto è che quando ho preso quel pallone in mano, da bambina, era perché amavo giocare a basket.

L’avevo capito subito che questo sport sarebbe stato la mia strada.

Ma tutto ciò che ne deriva fuori da quel rettangolo?

Quello no, non me lo sarei mai immaginata.

E sono stati mesi davvero difficili da gestire per me.

Tra tutte queste cose non ho smesso un giorno di allenarmi e provare a migliorarmi.

La verità è che nello sport non si è mai arrivati.

Tantomeno io, che ho solo 21 anni, di certo non sono già arrivata.

Non smetterò mai di ringraziare questo sport per tutte le cose che mi ha dato e che mi sta dando.

Ma un giorno una persona mi ha detto:

la pallacanestro non resterà per sempre.
Invece la persona che sei, quella si, resterà sempre.
Anche quando la pallacanestro finirà.

Voglio essere me stessa.

Cecilia Zandalasini

© Double Clutch

E questi mesi mi hanno messo davanti a dure prove, momenti e situazioni completamente nuovi.

Io sono appena arrivata.

Voglio essere me stessa.

Cecilia Zandalasini / Contributor

Cecilia Zandalasini
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Cecilia Zandalasini | Indoor | The Owl Post
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Cecilia Zandalasini | Indoor | The Owl Post
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Non posso mentire, questi ultimi mesi sono stati tra i più movimentati della mia vita: è partito tutto a giugno, con EuroBasket Women 2017, a Praga. Era la mia prima competizione ufficiale nel “mondo dei grandi”, a livello senior. Speravo di essere pronta, e all’altezza per competere. Ma prima di tutto non vedevo l’ora di giocare. Le prime sei qualificate avrebbero strappato un biglietto per il mondiale del 2018 e non c’e da negare che quello era il nostro obiettivo. Il mondiale. Un mondiale che però ci è sfuggito a 8 secondi dalla fine contro la Lettonia, con un fallo antisportivo della sottoscritta. Partita persa. Mondiali andati.
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