Enrico Berrè

Enrico Berrè

7 MIN

Tavolata.

Siamo tutti seduti fianco a fianco. Io, Montano, Occhiuzzi e Curatoli.

Facce da funerale, facce come se ci avessero ucciso un parente.

Ma se la tua arma è la sciabola non sei uno che sta zitto molto a lungo.

È proprio la natura della disciplina: se c’hai i peli sulla lingua di sicuro non tiri con la sciabola.

Devi essere un po’ matto per farlo e i matti dicono sempre quello che pensano.

Io e Curatoli di fronte a questi mostri sacri dovremmo avere un po’ di tensione.

Dovremmo.

Dovremmo ma non ce l’abbiamo.

Piccolo inciso: Montano è il mio eroe. Il primo ricordo che ho è Aldo che grida sulla pedana ad Atene 2004 e in quel preciso momento avevo deciso, lì davanti alla tv, che io volevo arrivare, vincere. Volevo prendere tutto quello che il mio talento poteva farmi prendere.

Però in questa tavolata con Aldo e gli altri davanti sono solo incazzato nero.

Ce l’abbiamo tutti con il sistema e un po’ anche con noi stessi.


Qualcuno rompe il ghiaccio:

Che volemo fa?!.

È stato un mio compagno a parlare?

O un mio avversario?

O un mio nemico-amico come Red e Toby?

 

L’anno prossimo ci saranno le Olimpiadi di Rio e noi non ci andremo.

Non tutti almeno.

Enrico Berrè

Due anni fa il CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, ci ha tirato una martellata pazzesca in testa a tutti e 4: niente sciabola maschile a squadre nelle prossime olimpiadi.

Perché?

Ah non c’è un perché!

Si tratta solo della regola: non tutte le specialità ci sono ad ogni Olimpiade, c’è un sorteggio.

Quindi tu magari rappresenti la tua nazione in giro per il Mondo con i tuoi compagni per 4 lunghi anni e poi il caso decide che non potrai farlo all’evento più importante.

Follia!

 

Quindi per tirare le somme: quadriennio olimpico trasformato da una cavalcata a squadra a caccia dell’oro ad una corrida uno contro l’altro per accaparrarsi i due soli posti disponibili per il concorso individuale!

Tra di noi siamo grandi amici, passiamo il tempo insieme anche fuori dalla pedana, andiamo anche in vacanza insieme a volte.

E ci ritroviamo a non avere lo sfogo, il collante che è la prospettiva del concorso a squadre a tenerci uniti, ma possiamo solo a combattere uno contro l’altro per due posticini.

Siamo tutti forti, ogni punto può essere importante e la competizione interna è logorante come non mai.

 

Come disse Albus Silente a Neville Paciock: ci vuole un grande coraggio a sfidare i nemici, ma uno ancora più grande a fronteggiare gli amici!

La cosa più difficile per noi è sapere che mentre il grande obiettivo rimasto, Rio in individuale, ci mette in competizione estrema, il discorso di squadra va portato avanti comunque: nelle tappe di Coppa del Mondo, ai Mondiali, agli Europei.

Un gran mal di testa.

Enrico Berrè

Quindi ci troviamo in questa tavolata a Mosca, Mondiali del 2015.

È appena finito il concorso individuale e abbiamo fatto tutti schifo.

E a tutti ci girano le scatole perché sono i punti nell’individuale che decideranno chi tra noi nemici-amici farà le valigie per Rio.

Però domani c’è un concorso a squadre che non varrà purtroppo per l’Olimpiade ma ti può portare una maledettissima medaglia Mondiale e noi siamo con l’umore sotto i tacchi.

 

Qualcuno prende di nuovo la parola:

regà, è l’ultimo appuntamento dell’anno, poi fino a settembre uno contro l’altro non tiriamo più!

Hai ragione, fanculo tutti e prendiamoci sto Mondiale!

Il giorno dopo abbiamo asfaltato tutti e tutto, Russia in finale compresa che giocava in casa, sorretta da un tifo da stadio.

È stato un momento esaltante che siamo riusciti a tirar fuori tutti insieme partendo da una grande delusione, da quella che nel mio cuore resterà sempre un’ingiustizia.

Come diceva De Andrè: dai diamanti non nasce niente mentre dalla merda nascono i fiori!

 

A Rio poi ci sono andati i più esperti, i veterani Occhiuzzi e Montano, ed è stato deludente non riuscire guadagnarmi io quel posto, anche se mi resta la soddisfazione di aver dimostrato a tutti che un Campione del Mondo in Brasile non ci è andato solo per motivi burocratici!

 

Non che l’abbia vissuta troppo serenamente eh!

Io non ci sto mai a perdere.

Ma proprio mai.

Neppure quando gioco a carte con gli amici.

Se penso a questo lato competitivo del mio carattere mi sembra incredibile che io sia riuscito a non impazzire ad inizio carriera.

Dai 6 ai 17 anni ho tirato solo ed esclusivamente di fioretto: ed ero un mediocre. La mediocrità mi uccide, mi sfianca, ero esasperato dalle sconfitte.

Solo che sono uno iperattivo e non mi davo neppure il tempo di capire cosa non andasse per il verso giusto, non scendevo mai dall’ottovolante, nemmeno per un secondo. Quindi giravo in tondo: sacrifici, sconfitta, delusione, sacrifici.

Enrico Berrè

Quando l’ho fatto, quando per un attimo sono riuscito a sedermi e riflettere, mi sono accorto di aver fatto un errore, mamma che errore!

 

C’è un’arma che è esattamente come me: veloce, istintiva, furiosa, travolgente.

È la sciabola.

E gli sciabolatori si allenavano a 10 metri da me e non me ne ero mai accorto.

 

È stato come rendersi conto di essere innamorato della sorella della tua ragazza: non hai sbagliato campo d’azione, hai solo scelto quella meno meno adatta a te, hai provato con tutte le forze a far funzionare la relazione e poi, appena l’altra ti ha sorriso, ti sei accorto che ami lei, da sempre!

Soul mate!

 

Sciabola in mano esprimo tutto me stesso, la mia indole, la mia irruenza e la mia insensata ambizione. E anche la mia incoscienza.

La stessa incoscienza che mi ha permesso, giovanissimo ancora, di strappare la convocazione all’Europeo, quando da Signor Nessuno mi sono messo addosso un bronzo individuale che definire insperato è limitante, ma questa è un’altra storia e meriterà un articolo tutto suo.

 

Intanto mi godo l’oro Mondiale e lascio che il bruciore di Rio mi consumi un po’ il fegato: sarà benzina, sarà carburante per il mio futuro, per il nostro futuro.

 

E per fortuna che il CIO ha abolito questa stupida regola, altrimenti era la volta buona che portavo la mia sciabola giù dalla pedana e facevo un giretto a Losanna per menar fendenti..

 

Scherzo eh!

(O forse no!? Sono pur sempre uno sciabolatore!)

Enrico Berrè / Contributor

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