Tommaso Leoni

13 MIN

Giorno di gara.

Inizio di mattina a pompare l’adrenalina.

Cuffione e boom, volume alto.

Iron Maiden, Metallica, AC/DC a manetta, che mi gasano.

A volte anche cosette più di nicchia: NOFX o Bad Religion, ma il minimo comun denominatore è lo stesso: anima rock!

Nello snow, se vuoi, puoi ascoltare la musica anche mentre scendi in gara, cosa che negli altri sport è considerato come il doping!

L’unico doping che mi piace!

Ma lo snow è una cosa differente.

Molto differente.

E l’ho capito molto presto.

Avevo iniziato con il fondo, come mio padre.

Come mio fratello maggiore.

C’era una grande competizione tra noi, mi batteva sempre!

E questo mi rodeva tantissimo.

Io volevo stare sulla neve ed era la mia unica certezza, ma il misto di rabbia per le sconfitte e voglia di fare meno fatica mi ha spinto a cambiare quasi subito mezzo sotto i miei piedi.

E mi sono buttato su quanto di più nuovo ci fosse nel panorama a quei tempi: lo snowboard, la tavola.

Un mondo a sé stante, diverso.

Diverso fisicamente.

Diverso tecnicamente.

Diverso culturalmente.

Tommaso Leoni

Il rapporto con la musica è uno degli esempi di questo nostro continuo mostrare al mondo ciò che ci differenzia dal resto degli sport di montagna.

Quel giorno comunque, come in tutti le altre occasioni in cui io abbia mai gareggiato, ho continuato a godermi le note che spaccano i timpani fino al tragitto in funivia.

Poi il silenzio.

Dopo io cerco solo di concentrarmi sui suoni della gara, di ripetere mentalmente tutte le curve e le traiettorie.

Cerco di trovare il giusto equilibrio tra l’adrenalina, che ormai è bella abbondante in circolo e la calma zen che serve per non sbagliare.

Caos calmo.

Parto molto bene e rimango secondo fino alla terza parabolica.

Poi il norvegese Stian Silveten perde il controllo della tavola e mi cade davanti, non posso fare altro che chiudere gli occhi ed aspettare l'impatto.

In alcuni casi non c’è altro da fare.

Realizzi che lo prenderai.

Che non potrai non prenderlo.

E non puoi farci nulla.

Roba di istanti.

Qualche secondo dopo mi ritrovo fuori dal tracciato con altri due riders, anche loro distesi e perplessi.

Provo a rialzarmi ma il ginocchio mi fa troppo male.

Tommaso Leoni

In quel momento la mia mente è occupata da un unico, insistente, pensiero:

tra un mese e mezzo ci saranno le olimpiadi!

Potrei paragonare gli infortuni di noi atleti ad uno scrittore che, per mesi, perde la sua ispirazione: sei impossibilitato a praticare ciò che ami di più, pur volendolo disperatamente.

Ed è per questo che quando succede, anche se presi da un grande senso di sconforto, cerchiamo di riprenderci il prima possibile.

Aldilà di ogni ragionevole approccio al recupero!

Non siamo matti o incoscienti: siamo in astinenza!

 

Fortunatamente quella volta non mi sono fatto nulla più che una botta al ginocchio, niente di grave e nel giro di due settimane ero di nuovo in pista!

 

Le Olimpiadi sono l'obiettivo di ogni atleta, sogno che coltiviamo fin da piccini.

 

A Sochi c’erano atleti più giovani di me (anche se io ero poco più che ventenne) ma in mezzo a tutti gli altri mi sentivo comunque un pivellino.

È vero: in quel momento l'atmosfera è meravigliosa, o almeno tale dovrebbe essere.

 

Tutti ti sono vicini, ti cercano e ti fanno mille complimenti per l'obiettivo raggiunto.

La famiglia, gli amici, i conoscenti, tutti ti ripetono continuamente quanto tu sia bravo e quanto facciano il tifo per te.

 

È bello, bellissimo, ma tutte queste persone contribuiscono involontariamente ad aumentare l'ansia dentro di te, ti buttano addosso una forte pressione.

Troppe aspettative riposte su di me e sui miei risultati.

Su di me che non ho mai amato stare sotto i riflettori.

 

Salutai la famiglia, la fidanzata e gli amici.

Tommaso Leoni

La mia squadra ed io arrivammo a Sochi (a dir poco emozionati) vivendola come una liberazione: finalmente!

Basta chiacchiere, ora si corre!

Ma appena scesi dal volo c’era un gruppo di  giornalisti che ci aspettava con una serie di domande.

 

Non potevo che rispondere mostrando convinzione a tutti i quesiti che mi venivano posti:

sono in gran forma

sono ottimista

sono pieno di entusiasmo- 

Ma chi volevo prendere in giro?

Ero più teso di una corda di violino.

 

Tommaso Leoni

L’organizzazione ci ha dato dei pass che dovevamo avere per passare i controlli.

Controlli per prendere la seggiovia.

Controlli per andare a casa Italia.

Controlli per passare da un villaggio all'altro.

Controlli ovunque.

 

Mancava solo che mi controllassero per andare in bagno!

 

Questo però non mi pesava particolarmente, perlomeno sapevamo d'essere al sicuro.

 

Ad aggiungere ansia a quella che già avevo di mio erano invece i militari russi, serissimi, non sapevano l'inglese e la sola cosa che capivo era il loro cenno del capo per dirmi che potevo passare.

In dieci giorni non li ho mai visti sorridere.

Mangiatevela un’emozione!

Tommaso Leoni

Il villaggio aveva anche i suoi lati divertenti, così tanti grandi atleti di nazionalità diverse, era emozionante.

Mi ricordo che una mattina ero in palestra con un compagno e mentre ci stavamo riscaldando sulle cyclette si è piazzata sul sellino proprio davanti a noi Tina Maze, regina delle piste e delle riviste patinate.

I commenti e i colpi di gomito tra di noi si sono sprecati quella mattina!

Oppure potrei parlare della sera dopo la mia gara.

Avevo incontrato nel villaggio Pietro Piller Cottrer una grande leggenda italiana dello sci di fondo: lo guardavo sempre in tv insieme a mio fratello, era uno dei miei eroi sportivi.

E quella sera era li con noi a bere e a scherzare, a parlare del passato e della mia gara.

Una sbronza post Olimpiadi con l’idolo di gioventù, ricordi fantastici.

Tommaso Leoni

Torniamo al lato più propriamente sportivo.

Il giorno in cui abbiamo provato la pista ricordo che mi aveva preso il panico.

Era tutto diverso rispetto alle prove dell'anno precedente, dove già avevo fatto una gara.

La pista non era assolutamente quella che mi aspettavo, soprattutto la zona della partenza.

Il tracciato era comunque bello, molto tecnico e con strutture e salti enormi, l'ultimo era addirittura di trenta metri!

 

Iniziato a fare il training il feedback non era dei migliori.

Il tempo e la visibilità erano pessime e non sono riuscito a fare l’ultimo salto, ci arrivavo troppo lento.

 

La giornata mi aveva lasciato un po' demoralizzato.

Non mi sentivo a mio agio, anche se cercavo di nasconderlo stampandomi un sorriso d’ordinanza sulle labbra.

 

Mi continuavo a ripetere:

Sono le Olimpiadi, non fare stronzate, il mondo ti guarda, cerca di fare bene!

Ma il pensiero di quella maledetta partenza continuava a girarmi per la testa come una zanzara fastidiosa che ti tormenta nel cuore della notte.

Tommaso Leoni

E così è arrivato il giorno della gara.

Mi sono alzato già stanco, la notte praticamente non avevo dormito.

Cercavo di mantenere la calma ma il tempo non mi aiutava per nulla: pioveva anzi diluviava!

E la gara?

Rinviata al giorno successivo.

In quel momento ho tirato un bel sospiro di sollievo, la sorte mi aveva regalato 24 ore extra per ritrovare serenità, per quanto possibile.

 

Mancava solo un altro giorno.

Un breve, intenso, maledettissimo giorno.

Poche ore dopo ero lì, davanti a quel cancelletto di partenza.

Sguardo fisso davanti a me, apparentemente concentrato sul da farsi ma il realtà riuscivo a pensare solo a quella partenza strana, che non ero ancora riuscito a digerire:

Riuscirò a farla? Ma se cado? Che figura farò?

All'improvviso ho sentito il giudice darci il via:

GO!”.

Il cancelletto si è aperto e mi sono spinto fuori con forza.

Una buona partenza.

 

Ero terzo, nella seconda parabolica mi passa il norvegese.

Cavolo, quarto! devo spingere!

Mi sentivo le gambe come se fossero di burro.

Troppa ansia, troppa davvero.

Non riuscivo a raggiungerlo.

Mi sono messo dietro cercando di prendergli la scia e ho iniziato a trovare grande velocità.

Tommaso Leoni

All’improvviso mentre lo stavo per acchiappare, ho visto un polverone davanti a me.

L'americano Nate Holand era caduto in mezzo a due gobbe.

Potevo fare solo una cosa, saltarlo.

Arrivato nella gobba ho fatto un salto dopo aver raccolto tutte le mie forze, sperando di non andargli addosso.

Fortunatamente gli sono passato sopra, sfiorandogli la testa.

Sparato verso il traguardo.

Primo turno passato.

Arrivato in fondo mi sono provato a scuotere:

Sei stato fortunato stavolta Tommy! Più concentrato!

Tommaso Leoni

Secondo turno.

Arrivato di nuovo al cancelletto di partenza avevo il mio allenatore Stefano Pozzolini che mi urlava ossessivamente all’orecchio:

VAI TIGRE, DEVI AGGREDIRE!

Decibel da far impallidire Ozzy Osbourne

 

Però cavolo aveva ragione, questo dovevo fare: aggredire.

Ma quella maledetta partenza mi ha di nuovo azzoppato.

 

Uscito dalla prima curva quarto, molto indietro, ho cercato, come nella run precedente di mettermi in scia per raggiungere lo svedese Anton Lindoford.

In ogni salto e parabolica recuperavo dei metri, fino all'ultima curva, nella quale ho provato a passarlo all'interno, ma non sono riuscito a stare sopra la tavola e sono caduto.

 

Fine.

 

Mentre cadevo mi ripetevo:

No, non è possibile, non può finire qui!

Da un momento all'altro mi sono ritrovato nel bel mezzo della parabolica in ginocchio e con il capo chino.

 

Non credo di aver mai provato così tante emozioni diverse in un momento solo.

 

Tutte le ansie, lo stress, i pensieri, così come erano arrivati ad intasare il mio cervello di colpo se ne sono andati.

 

Puff.

Tommaso Leoni

Non potevo più fare nulla, ero caduto e la mia gara era finita lì, in quella curva.

Ero sollevato dall'idea di non aver più quel peso addosso, ma la rabbia mi stava bruciando dentro.

Avevo fatto la gara più importante della mia vita nel peggiore dei modi.

Mi sono rialzato e sono andato al traguardo.

Ho salutai e fatto i complimenti ai miei "rivali".

Pochi applausi per me, solo tanta voglia di riprovarci, con un approccio diverso.

E riprovarci significa febbraio 2018, significa Pyeongchang.

Quest’anno forse parteciperò alle mie seconde Olimpiadi, dico forse perché la qualificazione è ancora aperta.

4 posti per il team Italia, e noi siamo 8, tutti bravi, tutti capaci di grandi risultati.

Chi sarà messo meglio a pochi giorni dalla partenza strapperà il pass.

 

Oggi sono molto più calmo e sereno.

Nuovi materiali, tanta esperienza in più e il ricordo nitido di Sochi mi rendono un atleta più completo pronto con la giusta calma ad approcciare un grande evento come questo.

E se per caso dovesse capitarmi di nuovo di farmi prendere dall’ansia mi affiderò all’OFFICINA DELLA CAMOMILLA.

Niente intrugli strani, sono solo un gruppo, uno di quelli che ascolto la sera prima di andarmene a letto, quando la voce dei rocker che mi urlano nelle orecchie la mattina si è spenta ormai.

Tommaso Leoni

Tommaso Leoni / Contributor

Tommaso Leoni

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