Jacopo Tissi

6 MIN

Q

uella che sento dentro è una tensione.

Che vibra con tutto il mio essere.

Una retta che unisce passato e presente, arte e sport.

Persona e personaggio.

La sento da tutta una vita, e per tutta la vita mi accompagnerà, scandendo le mie ore in piccoli brandelli di tempo, spezzettato nella forma dal ticchettio di un metronomo infinito.

Ogni giorno alla sbarra, ogni giorno allo specchio, consumato e allo stesso tempo nutrito dalla voglia che ho di comprendere e di raccontare.

Di diventare migliore e di spogliarmi per gli altri.

La danza classica è un bene comune, un artefatto del Mondo.

Come un racconto che passa di bocca in bocca, sopravvivendo alla Storia stessa. Come un’antica leggenda, come un testo sacro, autografato in calce da tutti i suoi profeti e da tutti i suoi santi.

Jacopo Tissi
Jacopo Tissi

Prima lezione e prima posizione.

Tanto è bastato, tanto è servito per farmi sapere che era l’inizio di qualcosa, di una ricerca. Di un incontro.

Avevo soltanto cinque anni, eppure un’anima, in me, sapeva che avevo già trovato quel che andavo cercando, quel qualcosa che avrebbe riempito di fascino tutta la mia immaginazione, liberandola.

Accarezzandola.

Qualcosa che avrebbe dato corpo e sostanza al mio inconscio più profondo, presentandolo prima a me, e poi a tutti gli altri.

Danzare.

Danzare, che è come una discussione con l’aria e con la gravità, dove sei tu a determinare se quel che vedranno gli altri sarà soltanto una lotta contro il vento, o un elegante volteggio tra la musica e la terra.

Assolutezza e trasformazione non sono mai state tanto vicine, strette nell’abbraccio di un gesto, o di un salto, che ha sempre la stessa identica dinamica, ma un risultato diverso, ombreggiato dalle sue sfumature di senso.

Jacopo Tissi
Jacopo Tissi

Le qualità innate si esprimono in fretta, quasi con superbia, nella loro austera semplicità. Il fisico risponde presto agli stimoli della passione, altrettanto fanno la musicalità e la leggerezza. Il talento, direbbe qualcuno, è tanto impossibile da definire quanto lo è da ignorare, manifesto com'è, nelle maniere di chi lo possiede.

Eppure non basta.

Non basta da nessuna parte.

Non basta nello sport, non basta nell’arte.

Non basta neppure nell’amore, che se sei bravo nel far sentire speciale qualcuno, allora ti stai proponendo di farlo sempre, anche quando non ti va, anche quando non vorresti.

E quindi serve altro.

Serve anche altro.

Servono il rigore e la disciplina, disillusione e incanto: l’attitudine del distruttore e la pazienza dell’architetto.

Jacopo Tissi

Durante l’adolescenza ho avuto una crescita costante, eppure episodica.

Perfettamente asincrona.

All’improvviso crescevo di 10 centimetri, ma lo facevo tutti gli anni.

Ed era difficile accompagnare ogni volta il mio corpo verso un equilibrio nuovo, come a riguadagnare la compattezza dell’armonia, cosciente che ad aspettarci c’era già la prossima rivoluzione.

Come i mandala tibetani, opere d’arte di sabbia colorata, intricati quanto l’immaginazione stessa, ma costruiti sapendo che verranno distrutti non appena l’ultimo granello avrà trovato il proprio posto.

È l’estasi dell’imperfezione perenne: il desiderio che vale più del possesso.

La rincorsa ad un’idea.

Stabilizzando il mio corpo ho stabilizzato anche la mia anima, che fin da quando ero un bambino, nella disciplina più rigida, ha trovato riparo, conforto.

Struttura.

La danza è diventata portante, nella mia vita, che intorno ad essa si è plasmata.

A sua immagine e somiglianza, come una divinità pagana.

Grande quanto i miei pensieri, che non sono mai stati più ingombranti di essa.

Jacopo Tissi

© Brescia Amisano

Jacopo Tissi

© Brescia Amisano

È il momento dei perché.

Dove una testa che ruota o una corsa che rallenta significano sempre qualcosa.

Sono le prove; è la costruzione, la ricerca.

Il viaggio di un personaggio che ti cresce sotto gli occhi, prima dentro e poi al fianco.

Un testo che prende vita ed espressione dalla purezza dei tuoi intenti, come un figlio con un padre, ma che non appena ne ha le forze, si sostituisce alla tua persona, prendendola in braccio per un pezzo di strada.

È un reciproco scavarsi l’addome a mani nude, seduti uno fronte all’altro, a gambe conserte e con l’occhio acceso di chi vuole averne ancora.

Chi sei tu, uomo, emerge nella storia, e ogni storia lascia qualcosa in te, di evidente o silenzioso, che sarà li da scoprire per il prossimo personaggio che ti troverai ad interpretare.

Il cerchio dell’esistenza, nel suo rincorrersi di luce e ombra in cui nessuno muore mai davvero e in cui la vita degli altri si riflette nella tua.

La bellezza del tempo che si ferma senza smettere mai di essere se stesso, crudele e bellissimo, come un racconto, come la lirica, come la danza.

Jacopo Tissi / Contributor

Jacopo Tissi