Mike Maric

Mike Maric

6 MIN

Questo testo, oltre che un pezzo di me, è anche un esercizio di respirazione quindi, se puoi, leggilo ad alta voce.

Mike


I quadri più belli sono quelli che dipinge la natura.

A volte è dall'osservazione di una di queste tele che si impara qualcosa di speciale, che si intuisce la forma di ciò che, col puro ragionamento, si può solo sfiorare.

Quando mi sono ritirato dallo sport agonistico il mio baricentro si è spostato, lasciandomi per un periodo, che non saprei dire se lungo o breve, disorientato.

L'atleta professionista è un animale solitario.

Deve esserlo.

Non sempre c'è spazio per gli altri.

E se c'è spazio per gli altri allora è più difficile inseguire l'eccellenza.

Egoista.

Egocentrico.

Stella cometa.

È una condizione quasi necessaria per emergere in mezzo agli altri.

Verbo che poi, nel mio caso assume contorni molto complessi da definire.

Emergere.

Riemergere.

Immergere.

Una delle reazioni più comuni per l'atleta che abbandona ciò che conosce, che lascia cioè le gare e la sfida agli altri, è quella di cercare le risposte fuori. Aldifuori di sè.

Uscire.

Svagarsi.

Divertirsi.

Ma questa non è mai stata la mia risposta. Forse neppure la domanda era la stessa per me. Mi sono chiuso a lungo in casa alla ricerca di una formula che mi permettesse di riprodurre la sensazione che avevo inseguito per tutta la vita in acqua.

Equilibrio.

Ossigeno.

Pace.

Nei mesi successivi mi sono spinto fino all'altro capo del Mondo per cercare uno di quei quadri, firmati dalla natura, che illuminano la nostra conoscenza.

Ho studiato i delfini selvatici al largo di spiagge lontane ed esotiche, ritrovando però in ognuna di loro un pezzo di quello che avevo lasciato per strada prima.

Hawaii.

Bahamas.

Honduras.

Mike Maric

© Fabio Milani

Non cercavo più la profondità in quei mari. Il blu dalle tinte più scure era forse ciò da cui speravo di allontanarmi. Cercavo piuttosto l'incrocio tra ciò che di perfetto esiste sulla terra e la mia conoscenza empirica, per riempire il tutto di un significato più armonico. A caccia di un'epifania.

Ricerca.

Metodo.

Intuizione.

I delfini selvatici sono creature magnifiche, di certo non le sole ad avere straordinarie doti eppure le uniche che volessi sfiorare, toccare da vicino. Volevo apprendere, per osmosi o per rivelazione poco importa, il segreto delle loro qualità.

Performance.

Eleganza.

Essenzialità.

Non si deve commettere l'errore di credere che il metodo, lo studio siano superflui. Tutt'altro. È però necessario aprire il proprio sguardo, allargare le proprie sinapsi e vedere cosa ci offre la natura selvaggia. Perché la conoscenza, soprattutto quella pionieristica si ottiene riempiendo di nozioni un'intuizione.

Sensazione.

Studio.

Conoscenza.

Leonardo guardava gli uccelli nel cielo e ne traeva spunto per progettare le sue macchine volanti. Ma ciò nonostante i suoi appunti erano pieni di calcoli, di numeri, in una parola: di scienza. Quanto incide una cosa e quanto l'altra? E soprattutto: è importante saperlo?

Poco.

Molto.

Per nulla.

Ed è stato così che sono tornato padrone del mio centro, decidendo cosa volevo fare. È stata un processo riabilitativo potente, capace di stringere nello spazio di un pensiero tutto ciò che è importante.

Sentimento.

Analisi.

Natura.

La rehab serviva non soltanto come cura per il cambio di scenario: da atleta-e-medico a medico-e-non-so-che. Serviva anche ad accettare, a metabolizzare una perdita, quella del mio migliore amico, morto in mare.

Mare.

A-mà-re.

À-ma-re.

 

Non esser stato presente, per lui, lì ed in quel preciso istante, ha cambiato la mia vita. L'ha spinta verso luoghi diversi ed inesplorati. Volevo che tutto quello che la mia disciplina mi ha insegnato servisse anche agli altri, nel complesso gioco di forze che è l'esistenza.

Gestione.

Respirazione.

Lucidità.

Mike Maric

© Fabio Milani

La voglia di trasmettere quel che sapevo, quello che avevo a lungo studiato e applicato, di cercare di spingerlo oltre. Lo slancio intuitivo, regalo della natura più selvaggia, che ho deciso di inseguire. Il tutto mischiato al profondo desiderio, quasi una necessità, di rendere ciò che ne sarebbe uscito fruibile a tutti. Per il loro benessere.

Buio.

Luce.

Scopo.

Ho concentrato tutto questo nello studio, metodico eppure non furioso. Concentrato eppure non alieno agli stimoli esterni. Ed ho cercato di offrirlo a tutti. Gestione dello stress, l'uso del respiro che serve ad ossigenare tutto, non solo il sangue.

Cervello.

Anima.

Rapporti.

Non è stato semplice. Il pioniere conosce una solitudine profonda. Il nuovo spaventa prima di stupire. Ridono tutti di ciò che non conoscono. Poi, quando le tue parole assumono una forza impossibile da ignorare allora chiedono, capiscono, domandano. E nel farlo aiutano il pioniere a non smettere di guardare avanti, a mettersi in discussione.

Sempre.

Comunque.

Sempre e comunque.

Dicotomie senza la o. Togli la o e metti una e.

Natura e scienza. Respiro ed apnea.

Atleta e medico. Ricerca e tradizione.

Introspezione ed altruismo.

Prendi aria, un respiro che riempia la pancia non i polmoni.

Innalza il tono delle tue parole, non quello della tua voce.

Mike Maric / Contributor

Mike Maric

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