Alessia Maurelli

Alessia Maurelli

14 MIN

Il mio primissimo collegiale con la nazionale l’ho fatto nel 2011.
Vuol dire 9 anni fa, che nella ritmica sono uneternità in pratica, ed era stato soltanto un piccolo assaggio. Ma era stato sufficiente quello a farmi rendere conto di quanto entrare nella squadra fosse per me un desiderio profondissimo già allora.
È
stato come mangiare il primo cioccolatino e poi ritrovarmi a morire dalla voglia di tenere per me tutta la confezione regalo.
Il problema è che lanno seguente mi hanno proprio sfilato la scatola dalle mani, e sono rimasta a bocca asciutta per un po’.

Nel 2012, dopo le Olimpiadi di Londra, si era ritirata quasi mezza squadra ed io credevo che il mio momento fosse arrivato, che fosse lì da prendere. Pensavo che mi sarebbe bastato semplicemente allungare le braccia e stringerlo al petto.
E invece, nelle selezioni successive, del gruppo delle sei nuove candidate fui lunica ad essere scartata.

Avevo solamente sedici anni, che nel nostro sport magari è già un’età nella quale devi farti trovare pronta, ma che fuori, nel mondo esterno, sono davvero pochissimi e ricordo di aver sofferto per quellesclusione come mai mi era capitato di fare in vita mia.

Maurelli Alessia

© Nicole Guerreiro

Fu un vero e proprio dramma.
Un dramma da adolescente: assoluto e completamente ignaro del fatto che la vita non è mica finita, anzi, probabilmente ti farà passare davanti agli occhi molti altri treni sui quali poter salire al volo, con un salto ben calibrato.

Nella stagione seguente, dopo aver finito tutte le lacrime che avevo a disposizione ed dopo essermi rimboccata di nuovo le maniche, ho vinto il campionato italiano e, in cuor mio, avevo ripreso ad aspettarmi di vedere il telefono suonare.

Facevo un po’ come quando mandi un messaggio ad una persona più speciale delle altre e, anche se non vorresti, continui a controllare lo schermo ogni 30 secondi in attesa della risposta.

Speravo di sentirmi dire: prendi le tue cose e mettiti sopra un treno, vieni a Desio!Sentivo di meritarlo, sapevo, o forse credevo, di essere pronta.
E invece niente.

Con il passare delle settimane ero arrivata a fissarmi con l’idea che la nazionale per me fosse semplicemente un taboo, che non fossi all’altezza e che quindi, forse, era meglio lasciar perdere; iniziare magari a dedicare i miei pomeriggi a qualcosa di differente: alle amicizie, allo svago.

A fine gennaio del 2014, quando le ragazze stavano già iniziando a preparare gli esercizi del biennio successivo, quello che le avrebbe portate a Rio 2016, ho ricevuto la telefonata che mi ha letteralmente cambiato la vita.
Me lo ricordo come se fosse successo ieri: era una sera qualunque, una di quelle giornate che ti scivolano addosso e che se non lanci uno sguardo al calendario non sapresti neppure dire che giorno della settimana è. Martedì o mercoledì?

Maurelli Alessia

Al telefono, all’altro capo della cornetta, anche se le cornette non si usano più, c’era la Maccarani:

ti aspettiamo qui. Ce la fai entro dopodomani?

Dopodomani?
Sarei partita anche a piedi.
Guarda che se apri la porta della palestra mi trovi già lì fuori.

È stato in quei momenti lì che mi sono resa conto che essere stata scartata negli anni precedenti forse non era stato del tutto un male.
Mi sono resa conto che se le cose arrivano un po’ più sofferte di quello che avevi in mente non solo hanno un sapore migliore, ma ti possono anche essere servite a capire qualcosa in più su te stessa.

Pensavo fosse un dramma, una maledizione, pensavo che non avrebbe avuto senso riprovarci di nuovo. Ma mentre il mio cervello ragionava così, come se fosse solo una voce lontana in sottofondo, un grillo parlante però cattivo, il mio corpo continuava comunque a lavorare, ad allenarsi con maggiore determinazione e cura del dettaglio.

Se mi sono fatta trovare pronta quando sono arrivata in squadra è anche merito delle delusioni delle stagioni precedenti. Niente ti fa capire quanto vali come la tua reazione alle difficoltà che ti si materializzano davanti all’improvviso, perché per quelle non puoi aver già preparato un piano B da sfoderare. È puro istinto, è la tua natura più sincera.

La squadra che stava preparando Rio era una squadra forte e molto esperta, arrivare a farne parte per me è stato semplicemente meraviglioso.
Ho sempre sognato le Olimpiadi, non soltanto quelle del mio sport, ma proprio levento in generale, con il suo incredibile carico di storia che si porta appresso ad ogni edizione.

Maurelli Alessia

© Nicole Guerreiro

Il mio primissimo ricordo a 5 cerchi non è legato ad una gara, o a qualche campione del passato visto in televisione, ma ad un compito in classe della prima liceo.
Bisognava selezionare per ogni edizione delle Olimpiadi una curiosità, un aneddoto, qualcosa che avesse colpito la nostra fantasia. Una storia per ogni singola edizione.

I miei compagni se ne lamentavano perché era un lavoro molto lungo, mentre io invece mi ci sono persa dentro, in senso buono, passando ore e ore a leggere documenti delle edizioni precedenti. Tutte quante: da Atene 1896 fino a Londra 2012.
È
sempre stata magica, per me, lOlimpiade, lo era già nei giorni in cui non poteva essere altro che qualcosa da osservare da lontano, figurarsi quando ho capito di poter iniziare a desiderarla.

Quando ho scoperto di essere tra quelle che a Rio ci sarebbero andate per davvero mi sono ritrovata a piangere di gioia, mi era semplicemente impossibile credere che fosse reale.

Per me sono state le Olimpiadi delle lacrime, in ogni senso possibile e immaginabile: lacrime di incredulità, lacrime di felicità e poi anche lacrime di delusione profonda.
Nei mesi precedenti, la sola idea di prenderci parte era sufficiente a farmi stare sveglia la notte ma è stato quando siamo arrivate fisicamente lì, al villaggio, che ho davvero capito lenormità di quel momento.

Maurelli Alessia

Vedere quei cinque cerchi appesi sui muri, nei cartelloni, sui palazzi, sulle locandine: è stato come capirli sul serio per la prima volta.

Una sensazione unica di grandezza e di forza. L’Olimpiade è proprio così: grande e forte.
Sopravvive sempre a chi ha partecipato a renderla grande.

Poi ovviamente c’è stata anche la nostra gara e del fatto che per quella io abbia versato altre lacrime in fondo non si stupisce nessuno. La delusione che ho sentito in quel momento è stata tale da spazzar via in un colpo solo tutte quelle degli anni precedenti messe insieme. Impossibile paragonare quella sensazione di vuoto improvviso a qualcos’altro che io abbia vissuto in pedana nella mia carriera.

Avevo talmente visualizzato la medaglia da sentirla quasi fisicamente nelle mie mani.
In un video su YouTube si vede anche che nell’istante esatto in cui ho visto sul tabellone che il nostro punteggio veniva superato io ho avuto un sussulto, simile ad un colpo sulla

schiena, proprio come se qualcuno da dietro mi avesse dato una spinta e rubato dalle dita la medaglia.

Poche ore dopo quella terribile delusione c’è stata la cerimonia di chiusura.
Da sola l’atmosfera festosa di fratellanza che si respirava all’interno dell’impianto è bastata per un istante a farmi sentire in pace con tutto.
In pace con tutti quanti, anche con la sconfitta e con il dispiacere.
C’era un tempaccio, pioveva, e dentro al Maracanà eravamo tutte coperte per benino, per evitare di ammalarci. Ma la sensazione che provavo era talmente forte da volermi togliere tutti gli strati di troppo: la giacca, il cappello, persino l’ombrello, perché volevo assorbire tutta quella straordinaria magia che sentivo attraversare il campo e che passava, per un momento almeno, dentro ad ognuno dei presenti.
Mi è costata un raffreddore, ma quello dopo qualche settimana è sparito, mentre lo spirito olimpico me lo porto sempre appresso nel borsone per la palestra.

Maurelli Alessia

© Nicole Guerreiro

Il ritorno è stato strano, in aeroporto mi è capitato di vedere dei reporter scansarci per poter arrivare a intervistare quelli che, a differenza nostra, erano arrivati sul podio. Come se pochi centesimi di punto potessero cambiare l’opinione su una squadra e sul coraggio con il quale ha difeso i colori dellItalia davanti agli occhi del Mondo.

Poi, con il tempo, ho imparato che in fondo è normale, che lattenzione della gente te la devi sudare nel nostro sport e che quando ti capita di averne va fatta fruttare al massimo, perché questa disciplina merita di avere un largo seguito e tanti tifosi.

Ho capito anche, sempre grazie al tempo, che i centesimi di punto, così come i singoli centimetri o i millesimi di secondo sono parte integrante dello spettacolo a 5 cerchi. Perché l’Olimpiade, per una differenza piccolissima, può consegnarti una gioia eterna o una delusione senza pari.

Oggi siamo alle porte di un nuovo biennio olimpico, tutto è cambiato eppure nulla è cambiato.

Tutto è come prima perché per arrivare alleccellenza ci tocca passare da un lavoro durissimo e preciso. Un lavoro nel quale ogni giorno ha la stessa identica, pazzesca, importanza del giorno precedente, pur sapendo che il traguardo di questo viaggio è davvero lontano.

Tutto è come prima perché quando metto un piede in pedana la prima cosa che sento è l’odore di palestra, che sa un podi chiuso e di sudore, ed è lo stesso identico odore che ho sentito la prima volta che sono andata ad allenarmi a Ferrara. È il ricordo più vecchio che ho in assoluto.

Maurelli Alessia

Eppure tutto è cambiato perché oggi sono la capitana della squadra e da questo ricevo sia responsabilità che pressione. Una pressione buona, che mi da la sensazione di cambiare in meglio. Quando faccio il discorso alle ragazze prima di iniziare lesercizio sento ladrenalina pomparmi dentro, vedo i loro occhi fissi su di me e percepisco di poter fare la differenza per davvero.

Con la parola giusta, con il consiglio giusto. A volte anche con il consiglio sbagliato, ma detto con la faccia e la voglia giuste! Posso dare una mano ad ognuna di loro e loro poi, tutte insieme, danno una mano a me.

Oggi sento che ogni mio errore vale doppio perché sono la più grande, la sola con Martina ad aver fatto già un’Olimpiade, e so che quando le altre avranno un dubbio verranno da me ed io dovrò riuscire a rimanere me stessa pur essendo un punto di equilibrio per tutte. E questa responsabilità mi carica.

Ognuna delle ragazze riveste per me un ruolo unico e fondamentale, insieme siamo le dita di una mano che si muove in maniera armonica battendo un tempo perfetto.

Martina (Centofanti) è il mio braccio destro, la mia roccia, il mio vice. Era a Rio con me, conosce lintensità di quella gioia e di quella delusione. Ci ancoriamo a vicenda, io a lei e lei a me.
Agnese (Duranti) è il sole, ha sempre la battuta giusta, è bravissima a sdrammatizzare i momenti più pesanti e riesce a portarsi dietro una ventata di leggerezza in ogni stanza in cui entra.

Maurelli Alessia

Martina (Santandrea) l’ho vista crescere, perché viene proprio dalla mia stessa palestra. Ricordo di averla vista piangere per me quando ho ricevuto la prima convocazione e io le ho reso il favore anni dopo quando è toccato a lei. Per me lei rappresenta la tenerezza e le radici.

Anna (Basta) è la più piccola di tutte e per me è la grinta. Energia fatta persona, è un vulcano attivo che si trasforma durante le gare ed erutta sempre.
Letizia (Cicconcelli) è l’ultima arrivata, prima faceva l’individualista e ci ha portato in gruppo una grande qualità tecnica. Lei è per me la tranquillità, la pacatezza. È sempre focalizzata, serena, non perde mai la compostezza. Quando sono in crisi in gara guardo lei e mi si rallentano subito i battiti.

Per ognuna di loro oggi mi sento sia una compagna che un punto d’appoggio ed è forse per questo che ho imparato, anche se da poco, a mettere il mio carattere, che di natura è estroverso e fantasioso, sotto la maglietta.
Ora cerco di preoccuparmi soltanto di avere un approccio razionale e concentrato alla competizione, alle gare. Mi concentro sulla resa e sulla prestazione, so che ogni piccola virgola può far la differenza.

Però se avessi l’opportunità di chiedere alla me che aveva appena finito le Olimpiadi di Rio un consiglio da scrivere e tenere nel taschino fino alla cerimonia di apertura di quelle di Tokyo, credo che dentro ci sarebbe scritto, tutto in maiuscolo:

RICORDATI CHE TI PIACE!

Perché nonostante le responsabilità mi piacciano e siano un nuovo interessante sviluppo del mio percorso, non voglio che la razionalità strangoli del tutto la mia passione, che è rimasta la stessa della bambina che faceva le ricerche sulle Olimpiadi e sognava ad occhi aperti di parteciparci.

Non vedo l’ora di arrivare a Tokyo, giuro.

Alessia Maurelli / Contributor

Alessia Maurelli

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